Abbiamo
notizie sicure sulla esistenza di Gesù e sul movimento
religioso da lui formato, dalle testimonianze delle prime comunità
cristiane, da scritti ebraici (Giuseppe Flavio, Talmud) e latini
(Plinio il giovane, Tacito, Svetonio).
Gesù nasce a Betlemme di Giudea intorno all'anno 748 di
Roma (6 a.C.). Trascorre l'infanzia e la giovinezza a Nazaret
con la sua famiglia, lavorando come artigiano. Verso i trent'anni
lascia la sua casa e il suo paese e inizia come maestro itinerante
a percorrere le strade della Palestina. Pur ricollegandosi alla
tradizione ebraica si distingue subito per l'autonomia della sua
dottrina e per l'indefinibile autorevolezza della sua persona.
Ben presto alcuni dei suoi uditori accoglieranno l'invito a seguirlo;
sono i discepoli ai quali rivolge spesso un insegnamento particolare.
All'inizio le folle si entusiasmano anche per i prodigi che egli
compie e incominciano a vedere in lui il restauratore che avrebbe
liberato Israele dal giogo romano. Gesù pero' non accetta
mai questo ruolo e in ogni occasione cerca di far capire che non
è quella la sua identità. Presto però sorgono
conflitti tra lui e l'autorità religiosa ebraica che culminano
nella cattura e in un processo alquanto sommario. Viene condannato
al supplizio della crocifissione probabilmente il 7 aprile dell'anno
30 (784 di Roma).
Con
la morte di Gesù questa vicenda si direbbe ormai conclusa
per sempre. Eppure non è stato così. Dopo tre giorni,
i suoi discepoli, al di là di ogni speranza, hanno l'incredibile
ventura di rivederlo vivo. Scrive un noto studioso: "Gesù
ha una sorte non riconducibile ad alcuna regola umana. I suoi discepoli
sperimentano un suo ritorno a quel dialogo che aveva preceduto la
sua uccisione, incontrandolo con tutte le caratteristiche proprie
di un uomo autentico, ivi compresa la dimensione corporea, ma al
di là dei limiti comuni dell'esperienza ordinaria della vita
umana, come in una vita nuova" E' a questo punto che i suoi
sentono il bisogno di testimoniare la figura e il messaggio del
Maestro dando così l'avvio a un processo di trasmissione
prima orale e poi scritta da cui avranno origine i vangeli e gli
altri scritti del Nuovo Testamento.
Mettere
in dubbio l'esistenza storica di Gesù non è seriamente
possibile.
Oltre ai numerosi scritti cristiani tra i quali eccellono i vangeli,
esistono anche se in minor numero documenti non cristiani, ossia
pagani e giudaici. Sebbene questi risultino scarsi di notizie e
siano stati scritti da autori indifferenti o addirittura ostili
a Gesù, sono tuttavia importanti perché ci informano
sul modo in cui i contemporanei avevano reagito di fronte al fenomeno
del cristianesimo e su ciò che essi sapevano del suo fondatore,
un certo Cesù di Nazaret soprannominato il Cristo.
ULTIMA
CENA, particolare ALFREDO PETTINARI San Giovanni Battista
Tavazzano con Villavesco
I
DOCUMENTI SU GESÙ
Fonti
pagane
Possediamo
notizie su Gesù nelle opere di alcuni scrittori latini. Oltre
a particolari propri, tutti ci attestano che egli è veramente
esistito.
PLINIO
IL GIOVANE (62-114 d.C.). Quando era governatore
della Bitinia, in una lettera inviata all'imperatore Traiano nel
112, domanda come debba comportarsi nei confronti dei cristiani.
Brevemente riferisce che alcune persone, una volta cristiane, ma
poi allontanatesi dalla Chiesa perché l'imperatore aveva
proibito le associazioni segrete, avevano fatto delle rivelazioni
sui loro servizi religiosi. Al riguardo riferisce: "Adfirmabant
autem hanc fuisse summam vel culpae suae vel erroris, quod essent
soliti stato die ante lucem convenire carmenque Christo quasi deo
dicere..."
"Affermavano inoltre che tutto il loro
crimine o errore sarebbe consistito nel fatto che solevano riunirsi
in un giorno determinato della settimana, prima del sorgere del
sole, e cantare un inno a Cristo come a un Dio...".
Traiano
risponde in modo tollerante: non ricercare i cristiani, ma se denunciati
non con lettera anonima, bisogna punirli se non accettano di sacrificare
agli Dei.
Un secolo più tardi Tertulliano rimprovererà all'imperatore
la illogicità di questa strana sentenza affermando: se ritieni
colpevoli i cristiani, perché non vai anche a cercarli? Se
non li ritieni colpevoli perché condanni quelli che vengono
denunciati?
PUBLIO
CORNELIO TACITO (55-120 d.C.). Verso il 116 Tacito,
grande storico romano, scrive la storia dell'impero tra gli anni
14 e 68 d.C. servendosi anche delle Storie di Plinio il Vecchio,
testimone della caduta di Gerusalemme. Nei suoi Annali descrive
tra l'altro l'incendio di Roma verificatosi nell'anno 64. Incendio
che il popolo attribuì a Nerone il quale, per scagionarsi
non trovò di meglio che accusare i cristiani: "Sed
non ope humana, non largitionibus principis aut deum placamentis
decedebat infamia, quin iussum incendium crederetur ergo abolendo
rumori Nero subdidit reos et quaesitissimis poenis adfecit, quos
per flagitia invisos vulgus chrestianos appellabat austor nominis
eius Christus, Tiberio imperitante, per procuratorem Pontium Pilatum
supplicio adfestus erat". "Ma
l'oltraggiosa convinzione che l'incendio fosse stato ordinato non
cessava né con mezzi umani, né con le elargizioni
sovrane, né con i sacrifici espiatori, per cui Nerone, volendo
mettere a tacere questa diceria, diede la colpa ad altri e punì
con raffinati supplizi coloro che la gente chiamava "crestiani"
e che, a causa delle loro scelleratezze, erano odiati da tutti.
Questo nome ha avuto origine da Cristo, che fu condannato a morte
sotto il regno di Tiberio dal procuratore Ponzio Pilato".
CAIO
SVETONIO TRANQUILLO (75-150 d.C.). In qualità
di segretario privato sotto l'imperatore Traiano e Adriano, aveva
libero accesso agli archivi imperiali. Scrisse verso il 120 la Vita
dei dodici Cesari nella quale a proposito di Claudio (41-54 d.C.)
riferisce: "Judaeos, impulsore Chresto,
adsidue tumultuantes Roma expulit". "espulse
da Roma i Giudei i quali, istigati da un certo Crestos, provocavano
spesso tumulti". È molto probabile che con l'espressione
"impulsore Chresto " ci si riferisca a Cristo; ciò
risulta dal fatto che era usuale accanto a "Christus"
anche la scrittura "Chrestos". Anche Tacito parla di "Chrestiani"
e dal contesto risulta cvidente che si riferisce ai seguaci di Cristo.
MARA
BAR SERAPION. Un manoscritto
siriaco del VII secolo contiene il testo di una lettera del siriano
Mara Bar Serapion a suo fratello Serapione. La lettera è
certamente successiva al 73 d.C.: "Che
vantaggio trassero gli ateniesi dal condannare a morte Socrate?...
gli uomini di Samo dal bruciare Pitagora?... i giudei dal giustiziare
il loro sapiente Re? Fu proprio dopo tale [delitto] che il loro
regno fu distrutto [evidentemente la distruzione di Gerusalemme].
Dio giustamente vendicò questi tre uomini saggi: gli ateniesi
morirono di fame; gli uomini di Samo furono sopraffatti dal mare;
i giudei, rovinati e cacciati dalla loro terra, vivono in completa
diaspora. Ma Socrate non morì per i buoni; continuò
a vivere nell'insegnamento di Platone. Pitagora non morì
per i buoni; continuò a vivere nella statua di Hera. Né
morì per i buoni il Re sapiente; continuò a vivere
nell'insegnamento che aveva impartito" . A differenza
dei precedenti documenti, qui il riferimento a Gesù è
indiretto, tuttavia il testo che presenta Socrate e Pitagora quali
personaggi storici, pone accanto a loro come figura storica anche
il "saggio Re" dei Giudei. Questi non può essere
che Gesù di Nazaret, il quale fu giustiziato (crocifisso)
e con il suo messaggio dette "nuove leggi" all'umanità.
Fonti
giudaiche
Le
fonti giudaiche non riportano molte notizie su Gesù e in
genere dimostrano un atteggiamento ostile.
TALMUD
BABILONESE. È una raccolta di riflessioni
e di tradizioni ebraiche. "Viene tramandato:
Alla vigilia (del sabbat e) della pasqua si appese Jesu (il nazareno).
Un banditore per quaranta giorni andò gridando nei suoi confronti:
"Egli (Jesu il nazareno) esce per essere lapidato, perchè
ha praticato la magia e ha sobillato e deviato Israele. Chiunque
conosca qualcosa a sua discolpa, venga e l'arrechi per lui".
Ma non trovarono per lui alcuna discolpa, e lo appesero alla vigilia
(del sabbat e) della pasqua". Il Talmud riporta notizie
su Gesù non conformi a verità, però è
importante perché indica come data della morte di Cristo
il 14 di Nisan, la stessa segnalata nel vangelo di Giovanni.
GIUSEPPE
FLAVIO. Storico di rilievo della nazione giudaica.
Nato a Gerusalemme nel 37 da famiglia di stirpe sacerdotale, abitò
a lungo in questa città. Conobbe la prima comunità
cristiana di cui si interessò con atteggiamento critico.
Passato al servizio della dinastia dei Flavi, partecipò con
i romani alla distruzione di Gerusalemme nell'anno 70. Nella sua
opera Antichità giudaiche, pubblicata a Roma intorno al 93,
si trovano due passi importanti.
1°
testo: "A quell'epoca visse Gesù, un uomo sapiente
(se uomo lo si può chiamare). Egli operò cose mirabili
(ed era maestro di quegli uomini che accolgono con gioia la verità).
Molti Giudei e pagani egli attrasse a sé. (Egli era il
Messia). E quando su accusa dei nostri uomini più autorevoli
Pilato lo ebbe condannato alla morte di croce, coloro che lo avevano
amato, non desistettero. (Egli infatti apparve loro vivente il
terzo giorno, come avevano annunziato di lui, fra mille altre
cose mirabili, i Profeti inviati da Dio). E fino ad oggi non è
più venuta a cessare la comunità di coloro che da
lui traggono il nome di Cristiani". Questo testo, riportato
in tutti i codici antichi, è importante per attestare la
storicità di Gesù, ma contiene alcune espressioni
che con molta probabilità furono interpolate da mano cristiana
e sono quelle incluse tra parentesi. Sorprende infatti una testimonianza
a favore della messianità di Gesù da parte di un
giudeo ostile alla nuova religione.
A
conferma del tenore originale del testo esiste una versione araba
(pubblicata nel 1971). Essa è particolarmente degna di fede,
in quanto è stata riportata da un ambiente cristiano che
non aveva certo interesse a ridurre la figura di Gesù. "In
questo tempo ci fu un uomo saggio che era chiamato Gesù.
La sua condotta era buona ed era noto per essere virtuoso. E molti
fra i giudei e fra le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato
lo condannò ad essere crocifisso e a morire. Ma quelli che
erano diventati suoi discepoli non abbandonarono il suo discepolato.
Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua
crocifissione e che era vivo; forse, perciò, era il Messia,
del quale i profeti hanno raccontato meraviglie" .
2°
testo: "Il Sommo Sacerdote Anna riuni il Sinedrio a giudizio
e fece comparire davanti ad esso Giacomo, fratello di Gesù
detto il Cristo, e con lui alcuni altri, e li condannarono a morte
mediante lapidazione". Si tratta di Giacomo, capo della comunità
di Gerusalemme, lapidato nella Pasqua del 62 e denominato anche
da S. Paolo " fratello del Signore " (E' molto probabile
che si tratti di un "vero fratello" di Gesù;
và però ricordato che in aramaico sono chiamati
fratelli anche i parenti prossimi).
Ci
si può domandare perché le fonti non cristiane siano
così esigue a proposito di Gesù. Benché le
testimonianze che possediamo siano sufficienti a renderci certi
della sua esistenza, è possibile rispondere a questo interrogativo
citando quanto scrive Vittorio Messori: "Nessuno
di quegli scrittori avrebbe potuto occuparsi di lui [Gesù]
se non per inciso. Essi parlano di coloro che furono "re"
nell'ordine della forza e della sapienza. Le tracce che Gesù
ha lasciato non sono quelle su cui si basa la storia ufficiale:
palazzi reali, templi, monete con il suo nome e il suo profilo,
segni di guerre e di conquiste. Egli ha lasciato solo un elemento
impalpabile, in apparenza insignificante: la sua parola, affidata
a un gruppo di rozzi provinciali. Non è un caso, infatti,
che le testimonianze antiche più che di lui parlino degli
effetti "politici" della sua esistenza. Gli storici, cioè,
non hanno colto il Cristo, confuso com'era nel torrente delle vicende
orientali. Hanno notato invece il cristianesimo, che andava organizzandosi
come vivace e inquietante "gruppuscolo" che era impossibile
disperdere" .
Fonti
cristiane
Se
i documenti giudaici e pagani attestano l'esistenza storica di Gesù,
è a quelli cristiani che dobbiamo rivolgerci per conoscere
chi sia veramente Gesù, la sua vita, il suo messaggio. Le
fonti cristiane, ossia i 27 libri del Nuovo Testamento, costituiscono
la documentazione più antica ed autorevole.
I
VANGELI
In
quattro redazioni diverse ci mettono in contatto con la figura storica
di Gesù e con il suo insegnamento, ossia con quello che Gesù
ha detto e fatto nella sua vita pubblica, fino alla sua morte e
risurrezione.
Scritti
in greco nella seconda metà del I secolo, vennero attribuiti
dalla antica tradizione a quattro autori diversi. Due apostoli:
Matteo e Giovanni; due discepoli di apostoli: Marco e Luca.
Matteo e Luca iniziano dalla nascita di Gesù, Marco dalla
predicazione del Battista, Giovanni dalla preesistenza di Gesù
come Verbo presso Dio.
La
più antica testimonianza è quella di Papia, vescovo
di Gerapoli. Nella sua opera scritta verso il 120 (ampiamente citata
da Eusebio) riferisce esplicitamente che Matteo, Marco e Giovanni
scrissero un vangelo. L'importanza storica di tale attestazione
è dovuta al fatto che Papia stesso dichiara di aver attinto
le sue informazioni direttamente dai discepoli degli apostoli.
Ireneo,
nato a Smirne verso il 130, fu discepolo del vescovo Policarpo (a
sua volta discepolo diretto dell'apostolo Giovanni). Trasferitosi
con la comunità cristiana a Lione, ne divenne vescovo. Fu
dunque un testimone qualificato sia della Chiesa orientale che di
quella occidentale. Scrive verso il 180: "Matteo,
che stava tra gli Ebrei, pubblicò il vangelo in ebraico mentre
Pietro e Paolo evangelizzavano Roma, e vi fondarono la Chiesa. Dopo
la partenza di questi, anche Marco, il discepolo e l'interprete
di Pietro, trascrisse ciò che Pietro aveva insegnato, e Luca,
compagno di Paolo, redasse il vangelo annunziato da quello. Di poi
Giovanni, discepolo del Signore che riposò sul suo petto,
pubblicò il suo vangelo dimorando a Efeso nell'Asia".
Sempre
nel secolo II merita attenzione la testimonianza di Giustino, martire
a Roma nel 165. Nella prima Apologia e nel Dialogo con Trifone parla
delle "memorie degli apostoli" e precisa che si chiamano
vangeli.
Il Canone Muratoriano, elenco dei libri sacri risalenti al II secolo
(ritrovato da L. Muratori e attualmente alla Biblioteca Ambrosiana
di Milano), mutilo nella parte riguardante Matteo e Marco, menziona
espressamente Luca e Giovanni.
Altri
scritti anche più antichi dei precedenti, come la Didaché,
una specie di catechismo databile verso la fine del primo secolo,
e la lettera di Clemente Romano, citano già i quattro vangeli
come libri sacri, anche se non hanno occasione di parlare dei loro
autori.
Inoltre
il nome degli evangelisti risulta dalle opere di Clemente Alessandrino,
Tertulliano, Origene, composte verso il 200.
Da
ciò che si è detto qui in breve si rileva che a metà
del II secolo la comunità cristiana primitiva conosceva i
quattro vangeli e dava loro importanza storica come a libri provenienti
dal tempo degli apostoli e come documenti che procedevano dalla
trasmissione orale di essi.
ATTI
DEGLI APOSTOLI
Con
il terzo vangelo in principio costituirono una sola opera che noi
oggi intitoleremmo "Storia delle origini cristiane". Negli
Atti infatti, viene presentato lo sviluppo della Chiesa fondata
da Gesù, nei suoi momenti essenziali sotto l'azione dello
Spirito Santo.
L'arco di tempo considerato va dall'anno 30 al 63.
È riportato il primo annuncio su Gesù fatto da Pietro
ai suoi contemporanei, quando ancora questo poteva essere controllato
dai testimoni oculari dei fatti. La separazione dal testo del vangelo
avvenne quando i cristiani desiderarono possedere i quattro vangeli
in un solo codice. Ciò dovette avvenire molto presto, prima
del 150.
L'autore degli Atti è identificato concordemente dalla tradizione
della Chiesa con Luca. Lo dimostra la testimonianza del Canone Muratoriano,
del Prologo antimarcionita, di Ireneo, degli scrittori alessandrini
e di Tertulliano.
LETTERE
DI S. PAOLO
L'apostolo
delle genti ci è noto, più di qualsiasi altra personalità
del N.T., dalle sue Lettere e dagli Atti degli Apostoli, due fonti
indipendenti che si confermano e si completano vicendevolmente.
Da accanito persecutore della giovane Chiesa cristiana, fu improvvisamente
convertito sulla via di Damasco dall'apparizione di Gesù
risorto che, manifestandogli la verità della fede cristiana,
gli annunciò la sua speciale missione di apostolo dei pagani.
Le sue lettere (redatte tra il 50 e il 67 circa) contengono tutte
una stessa dottrina fondamentale incentrata intorno al Cristo morto
e risorto, dottrina che si adatta, si sviluppa e si arricchisce
secondo particolari esigenze pastorali. Lo stesso Paolo dichiara
di aver confrontato la sua fede e averne ricevuta l'approvazione
da Pietro e dagli altri Apostoli.
Fanno
parte del N.T. anche le Lettere cattoliche e l'Apocalisse. Non ci
informano direttamente sulla vita di Gesù, ma si interessano
dei problemi riguardanti le prime comunità cristiane. Ne
suppongono tuttavia l'esistenza come una realtà da tutti
ammessa e conosciuta.
Vangeli
apocrifi
Sono
scritti posteriori ai vangeli. Benché redatti ad imitazione
di essi, ne risultano profondamente diversi.
Infatti molto spesso oltre ad inesattezze storiche, cedono con eccessiva
frequenza al bisogno del fantastico e del miracolistico e alla necessità
di dare un fondamento a talune eresie.
Scritti da autori ignoti, per dar loro maggior credito sono stati
a volte falsamente attribuiti a qualche apostolo (es. Protoevangelo
di Giacomo, Vangelo di Pietro, di Tommaso, ecc.). Se da una parte
manifestano il loro aperto carattere leggendario, dall'altra confermano
l'esistenza storica di Gesù e l'interesse notevole suscitato
dalla sua persona.
Non si può tuttavia escludere che contengano qualche ricordo
autentico su Gesù.
La Chiesa non li ha mai accettati perché privi di autorità
storica. Questo rifiuto rivela la preoccupazione di conservare e
trasmettere inalterati i testi autentici dei quattro vangeli, dichiarati
canonici, ossia normativi per la fede cristiana di tutti i tempi.
LA
CRONOLOGIA DELLA VITA DI GESÙ
Dai
documenti citati risulta certa l'esistenza storica di Gesù.
Anzi, basandoci sui vangeli è possibile fissare con approssimativa
sicurezza alcune date riguardanti la sua vita. Al riguardo occorre
premettere, come vedremo meglio in seguito, che gli evangelisti
non si sono preoccupati di redigere una biografia accurata e ricca
di dati cronologici, ma hanno voluto presentare "l'evento"
Gesù e il suo messaggio. Quindi lo schema cronologico da
essi usato è fondato nella storia anche se risulta molto
semplificato perché adattato allo scopo catechetico che si
erano prefissi.
Gesù
nacque prima della morte di Erode il grande. "Gesù nacque
a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode" (Mt 2,1).
Secondo
i computi del dotto monaco Dionigi il Piccolo (morto a Roma intorno
al 550), che i Papi medievali fecero propri, Cristo sarebbe nato
nell'anno 754 dopo la fondazione di Roma; egli designò pertanto
quest'anno come l'anno I della nuova numerazione, rimasta in uso
fino ad oggi: ma si è scoperto che il suo computo era sbagliato:
Erode il Grande, che era ancora sul trono al tempo della nascita
di Gesù, è morto nell'anno 750 della fondazione di
Roma". Gesù nacque pertanto qualche anno prima, cioè
circa il 6 a.C.
"In
quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse
il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto
quando era governatore della Siria Quirinio" (Lc 2,1-2). Il
censimento indetto dall'imperatore Ottaviano Augusto è un
altro riferimento per stabilire la data della nascita di Gesù.
Secondo Luca questo censimento a scopo tributario ebbe luogo sotto
l'imperatore Augusto (30 a.C.-14 d.C.) e il governatore Quirinio;
questi ha amministrato la Siria due volte. Ci si può domandare
se non avesse già iniziato il censimento alla fine del primo
periodo di governo, ossia verso il 7 a.C.
I
vangeli non dicono nulla circa il mese e il giorno della nascita
di Gesù. La scelta del 25 dicembre risale alla fine del regno
di Costantino (morto nel 337) in sostituzione della festa pagana
dedicata al "natale del Sole invitto". La Chiesa trasformò
così la solennità pagana del dio Sole nella festa
dell'apparizione del vero " sole di giustizia" Cristo
che "illumina ogni uomo". Nell'antico "cronografo"
del 354 al 25 dicembre si legge questa nota: "Ottavo giorno
delle Calende di gennaio: Cristo nasce a Betlemme di Giudea".
Inizio
e durata della vita pubblica "Nell 'anno
decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato
era governatore della Ciudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo,
suo fratello, tetrarca dell'lturea e della Traconitide, e Lisania
tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la
parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto"
(Lc 3,1-2).
"Gesù
quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni"
(Lc 3,23).
Luca
colloca l'anno quindicesimo di Tiberio come data di inizio del ministero
di Giovanni il Battista. Poco dopo Gesù ricevette il battesimo
e iniziò a sua volta la vita pubblica. Poiché l'imperatore
Augusto è morto l'anno 14 della nostra epoca, l'anno quindicesimo
di Tiberio è il 27-28 d.C.
Lo
stesso dato trova conferma in un particolare conservato nel quarto
vangelo: durante la prima pasqua di Gesù a Gerusalemme i
Giudei gli obiettano: "Questo tempio è stato costruito
in quarantasei anni... '' (Gv 2,20). Ora poiché Erode intraprese
la ricostruzione del Tempio attorno all'anno 19 a.C., l'inizio del
ministero pubblico di Gesù, quarantasei anni dopo, può
stare sugli anni 28-27.
Più complessa è la questione riguardante la durata
del ministero pubblico di Gesù: un anno, due, tre? I Sinottici
[Matteo, Marco, Luca] ... schematizzano il ministero pubblico in
una narrazione che sembra stare nello spazio di un anno. Il quarto
vangelo invece parla esplicitamente di tre pasque (2,13; 6,4; 11,55),
per cui si impone un ministero pubblico della durata di due anni
e alcuni mesi. Questo vangelo è oggi riconosciuto come il
più esatto nella datazione.
Infine,
è assolutamente certo che Gesù morì il giorno
di Parasceve [preparazione del sabato], venerdì.
Stando ai sinottici quel venerdì era il giorno solenne di
Pasqua, il 15 del mese di Nisan, per cui Gesù la sera precedente
fece la Cena pasquale con i discepoli (non dimentichiamo che il
giorno si computava, allora come oggi in Israele, da un tramonto
all'altro).
Secondo Giovanni invece quel venerdì era la vigilia di un
sabato solenne [la Pasqua], e soltanto a sera, al tramonto, i Giudei
avrebbero immolato l'agnello e fatta la Cena pasquale.
Le due fonti sembrano contraddirsi, ed è necessario procedere
alla ricerca di una soluzione.
Leggendo attentamente i sinottici riscontriamo dei dati che farebbero
pensare che veramente quel venerdì non fosse il giorno di
Pasqua, ma un giorno feriale. Infatti ci sono delle guardie armate
(Mc 14,47), un uomo viene dal lavoro dei campi (15,21), un altro
compera un lenzuolo (15,46); tutte azioni vietate nel grande giorno
di Pasqua. Pertanto bisogna ancora una volta stare alla cronologia
del quarto vangelo: quel venerdì era la vigilia di Pasqua,
il 14 Nisan.
Ma allora come si spiega la Cena pasquale al giovedì anzichè
al venerdì sera?... forse Gesù anticipò di
un giorno al Cena perchè presagiva che il giorno seguente
avrebbe celebrato la Pasqua immolato sulla croce.
Poiché
il 14 Nisan corrisponde al 7 aprile dell'anno 30, questa è,
a giudizio degli studiosi, la data più probabile della morte
di Gesù.
Non deve stupire questa discordanza dal momento che, come si è
già accennato, i vangeli non sono una cronaca. Tali divergenze
segnalano semmai come gli evangelisti si attengano fedelmente alle
loro fonti, senza cercare di accordarle forzatamente tra di loro.