Vengono
di seguito riportati brani tratti da una ricerca, curiosa ed interessante
dal punto di vista storico, di Ugo Cortesi, pubblicata nel dicembre
2005. Al lettore, come sempre, trarre le sue proprie conclusioni.
LEGGENDA E STORIA DELLE
7 SORELLE
Dove
è finito il corpo di Cristo?
di Ugo Cortesi
Questa “leggenda e storia delle sette sorelle” riguarda
la morte di Yesuha ben Joseph detto Gesù, assassinato per
mano romana su condanna del Sinedrio (nomenklatura clericale giudaica
di quel tempo), con un successivo salto temporale a circa il 1115
quando alcuni cavalieri della Champagne scavarono sotto il Tempio
di Salomone a Gerusalemme. Quegli stessi cavalieri che istituirono
nel 1118 il più grande e potente ordine che la storia abbia
mai conosciuto: i Templari.
Gli antefatti
Per capire le ragioni per le quali Yesuha fu condannato a morte
c’è da dire che lo stesso era probabilmente un esseno-nazoreo.
Faceva parte di quella religione che in un certo senso osteggiava
i vecchi dogmi della religione tradizionale ebraica e non accettava
che un popolo, una religione o un potere politico potesse sopraffare
un altro popolo, religione o potere politico.
Come principio gli esseni non accettavano e contrastavano duramente
la prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Addirittura,
mentre l’antica religione mosaica permetteva che si potessero
possedere gli schiavi, gli esseni invece li acquistavano per dar
loro la libertà.
Yesuha fra le genti predicava questi insegnamenti, l’uguaglianza
fra gli uomini, la semplicità nel vivere, la libertà
degli schiavi e dei popoli. In pratica sia per il sinedrio (la
congrega dei preti giudaici, capeggiata da Caifa) che per i Romani
(potere politico ed invasore), Yesuha era considerato un sovversivo
e quindi doveva essere eliminato. E così fu.
Con un processo farsa, Caifa, a nome del sinedrio, condannò
a morte Gesù e lo pose nelle mani dei romani affinché
eseguissero la pena. Pur non ritenendo i vangeli, specialmente
quelli canonici, rispecchianti la realtà del tempo, se
non altro per le diverse manipolazioni avute nei secoli, mi riferirò
egualmente agli stessi perché poi non si dica che non è
stata ascoltata la voce “ufficiale” evangelica. Mi
soffermo quindi un attimo sul principale motivo della condanna
e cioè sulla domanda che Caifa fece a Gesù. Prendo
spunto dal vangelo di Matteo:
- Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro,
per il Dio vivente, perché ci dica
se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”.
- “Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi
io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio
dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi
del cielo ”.
- Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo:
“Ha bestemmiato! Perché
abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la
bestemmia”.
Questo il punto principale dell’interrogatorio,
sulla base del quale Gesù fu condannato. Ma è sbagliato,
almeno nell’espressione dei vangeli. Nelle prime stesure
dei vangeli in aramaico e greco, l’interrogatorio avviene
in questo senso. Quando Caifa in pratica gli chiede:”allora
tu saresti il figlio di Dio?”. Gesù non risponde
“tu l’hai detto!”, ma risponde “lo dici
tu?”. “Tu l’hai detto” è un’ammissione,
mentre “lo dici tu” è una disapprovazione.
Sta di fatto poi che nei passi del vangelo di Matteo riportati
sopra, come del resto negli altri vangeli canonici, c’è
una contraddizione. Perché se Gesù avesse ammesso
di essere il figlio di Dio avrebbe poi detto:” ... d’ora
innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di
Dio”. Perché parla del figlio dell’uomo se
avesse veramente asserito in precedenza di essere figlio di Dio?
Se così fosse stato, avrebbe invece detto. “d’ora
innanzi vedrete il figlio di Dio seduto alla destra del Padre”.
Ma non lo ha detto. Infatti non ho trovato alcun punto della Bibbia
in cui Gesù asserisca di essere il figlio di Dio, ma sempre
figlio dell’uomo o figlio del Padre, dove Padre era il padre
di tutti gli esseri viventi e quindi tutti erano figli del padre.
Figlio di Dio gli è stato attribuito da altri, ma non per
sua ammissione specifica e cioè “si io sono il figlio
di Dio”. E perché allora se fu condannato per quella
frase ritenuta blasfema nei confronti della religione, ma io ritengo
invece irriverente nei confronti di Caifa, fu indicato come re
dei giudei e non come figlio di Dio?
Riprendo
i passi del vangelo di Matteo
“Al
di sopra del suo capo, posero la
motivazione scritta della sua condanna: “ Questi è
Gesù, il re dei Giudei”. E quindi
perché non hanno scritto: “Questi è Gesù,
il figlio di Dio” ?.
Agli storici e ricercatori questo compito.
La
morte di Gesù
Ritorniamo all’argomento a quando dopo la condanna Gesù
venne crocifisso sul monte calvario e sulla croce muore, probabilmente
per arresto cardiaco dovuto al soffocamento del peso del corpo
che “tirava” sulle braccia. Scompariva così
il primo grande rivoluzionario della storia. La data probabile
della morte di Gesù viene indicata nel venerdì 7
aprile dell’anno 30 (Parascevé di Pasqua) quando
lo stesso aveva circa 35 anni. E’ improbabile, come molti
sostengono che la sua età fosse di 33 anni, poiché
nacque prima del 4 a.C. quando ancora era vivente Erode il Grande.
Anche la chiesa indica in 33 anni la vita di Gesù, ma come
visto le date non collimano. L’ufficialità ecclesiastica
della nascita di Gesù deriva dallo studio fatto nel VI
secolo da Dionigi il piccolo, monaco della Dubrigia, che venne
incaricato da papa Giovanni I di mettere ordine nelle cronologie
storiche. Dionigi asserì che Gesù era nato nell’anno
753 di Roma, che sarebbe il punto zero dell’attuale nostro
calendario, ovvero l’anno 1. Ci si riferisce ad uno studio
avvenuto oltre 500 anni dopo la morte di Gesù. Matteo colloca
la nascita di Gesù “al tempo di re Erode” e
quindi sarebbe nato prima dell’anno 4 a.C. poiché
è in quell’anno che re Erode muore. Ricercatori e
storici asseriscono che Gesù morì un anno prima
di re Erode, e così si deduce la data di nascita almeno
nell’anno 5 a.C..
Ad inconfusionare le date c’è poi il cronista del
tempo, Giuseppe Flavio, che indica la morte di Erode nell’anno
750 di Roma (quindi nel a.C. e non nel 4) e anche per Giuseppe
Flavio, se Gesù morì nel 30, avrebbe avuto 34 anni.
Comunque, poca importanza hanno queste date che differenziano
in uno o due anni nell’età di Gesù ed in tre-quattro
anni dal punto zero del nostro calendario, ma saranno tema di
discussione più avanti.
Le pie donne
Matteo cita il nome delle donne che erano presenti vicino alla
croce al momento della morte di Gesù:
“…..C’erano
anche là molte donne che stavano a osservare da
lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per
servirlo. Tra costoro Maria di
Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre
dei figli di Zebedèo.”.
Giovanni
invece nel suo vangelo dice:
“Stavano presso la croce di Gesù
sua
madre, la sorella di sua madre, Maria di
Clèofa e Maria di Màgdala.”
Marco asserisce:
“..anche
alcune donne,
che stavano ad osservare da lontano,
tra le quali Maria di Màgdala, Maria
madre di Giacomo il minore e di Joses,
e Salomé.”
Mentre Luca, cita le donne solo nel capitolo successivo però
senza indicarne i nomi.
Vediamo
che i tre evangelisti riportano un nome in comune che è
quello di Maria Maddalena, mentre in tre modi diversi indicano
un’altra Maria:
madre di Giacomo e di Giuseppe (in Matteo), sua madre (in Giovanni),
Maria Madre di Giacomo il minore e Joses (in Marco). Questa Maria
è la madre di Gesù poiché Giacomo e Giuseppe
(in Matteo) sono i suoi fratelli, e Giacomo il minore e Joses
(in Marco) sono sempre Giacomo e Giuseppe fratelli di Gesù,
mentre Giovanni la indica chiaramente come: sua madre.
La terza Maria presente era Maria di Cleofa, sorella di Maria
madre di Gesù e quindi zia di Gesù.
Salomé, madre di Giacomo il maggiore, da alcuni chiamata
pure Maria Salomé ebbe pur essa un ruolo, come indicherò
di più avanti.
Un amico di Gesù, Giuseppe d’Arimatea, mise a disposizione,
per la celebrazione del rito funebre, una tomba nuova che aveva
fatto costruire per se, proprio nelle vicinanze del Golgota. Andò
da Pilato e chiese il corpo di Gesù, che gli venne consegnato
verso sera. Gesù fu portato nella tomba, fu svestito completamente,
fu lavato, cosparso di oli, avvolto in un lenzuolo, in attesa
di ufficiare il rito funebre nel giorno successivo, poiché
la religione ebraica vietava qualsiasi attività nel giorno
del sabato. La tomba fu chiusa e rimasero a vegliarla le stesse
tre Marie che l’avevano visto morire sulla croce.
Dato che vicino alla tomba si aggiravano alcuni di quelli che
durante l’ascesa al calvario e successivamente sulla croce
lo avevano deriso e gli avevano volto segni di disprezzo, Pilato
ordinò a due soldati di vigilare affinché la gente
non inveisse sul corpo del morto. Così fu fin verso la
mezzanotte quando rimasero solo le tre Marie a vegliare la tomba
e visto che non c’era più necessità, le guardie
tornarono al loro comando.
Trafugamento
e resurrezione del corpo di Gesù
Maria
Maddalena vista la furia del popolo (aizzato dal sinedrio) nei
confronti di Gesù e pensando che il giorno dopo, durante
il previsto rito funebre, potessero succedere tumulti da parte
di facinorosi, concorda con le altre due Marie (la madre e la
zia di Gesù) di spostarne il corpo in un luogo più
tranquillo e sicuro. Mentre lei continua a vegliare la tomba la
madre e la zia di Gesù vanno a cercare le altre quattro
pie donne che avevano assistito alla crocifissione e dopo averle
trovate si riuniscono tutte, unitamente a Giuseppe d’Arimatea,
presso la tomba dove il Nazoreo era stato collocato.
Le altre quattro pie donne erano:
-
Salomè : moglie di Zebedeo e madre di Giacomo il maggiore
e di Giovanni, una delle donne che, assieme alla Maddalena,
aveva seguito Gesù nel suo predicare alle genti;
- Giovanna: moglie di Chuza (sovrintendente del palazzo di Erode)
che pure essa aveva seguito Gesù;
- Marta: sorella di Maria Maddalena;
- Rachele di Tiro che anch’essa seguì Gesù
nel suo predicare.
Queste
erano le sette sorelle.
Per
completezza, ma non erano presenti al momento della crocifissioni,
le altre donne che seguirono Gesù durante i suoi spostamenti
in Galilea e Palestina, erano: Giuditta e Susanna di Cesarea.
Le
pie donne aprono la tomba, prelevano il corpo di Gesù,
lo caricano su di un carretto trainato a mano e si dileguano nella
notte portando quel corpo in un luogo lì vicino, ma molto
più sicuro, lasciando aperta la tomba. Rimane solo Maria
Maddalena a vegliare di fronte alla tomba, per non dare nell’occhio,
ma la tomba è vuota.
Di prima mattina del giorno successivo al sabato, Maria Maddalena
inizia ad urlare richiamando gente sul luogo che, constatano che
la tomba è aperta e vuota. Allora la Maddalena spiega agli
intervenuti che poco dopo l’alba si era recata alla tomba
per preparare la funzione funebre, trovando il masso che chiudeva
l’ingresso, spostato di lato e all’interno anziché
il corpo di Gesù la presenza di un angelo che le comunicava
la resurrezione di Gesù, invitandola a portare la notizia
agli altri discepoli.
La gran parte degli intervenuti si inginocchia in preghiera e
con questo il trafugamento, da sparizione diventa resurrezione.
Temporalmente siamo al secondo giorno dalla morte di Gesù.
Dell’evento e delle parole dell’angelo, Luca ad un
certo punto dice: “…Non è qui, è risuscitato.
Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea,
dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato
in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo
giorno. Ed esse si ricordarono delle sue parole.” Cosa ha
voluto dire Luca con quel “ed esse si ricordarono delle
sue parole”? In pratica le sette sorelle si attennero alle
volontà di Gesù (ed esse si ricordarono delle sue
parole) e probabilmente nella nottata successiva fu portato all’interno
del Tempio, dove nessuno si sarebbe mai immaginato di cercare.
Siamo
quindi al terzo giorno e Gesù ha trovato la sua giusta
collocazione nel Sancta Sanctorum (… isolato da una spessa
cortina, il Santo dei Santi, un locale cubico di nove metri di
lato, spoglio e senza finestre, ove solo il sommo sacerdote nel
giorno delle espiazioni poteva penetrare, vestito di semplice
abito di lino bianco - Lev. 16,12).
Dopo l’ingiustizia verso l’uomo era sta fatta giustizia
per la sua salma. Il segreto Che i resti mortali di Gesù
fossero nel Sancta Sanctorum doveva restare segreto anche per
alcuni degli apostoli, visto il cambiamento che certuni avevano
avuto durante il peregrinare. A ciò pensò Giuseppe
d’Arimatea, l’amico che mise a disposizione la sua
tomba. Costituì un piccolo gruppo di persone fidate che
doveva vegliare su questo segreto e quindi controllare che non
vi fosse profanazione di quanto il Sancta Sanctorum accoglieva.
Questo piccolo gruppo di persone che dapprima si pensa fossero
in numero di sette e successivamente di dodici, fu una delle prime
confraternite gnostiche che più che predicare aveva il
compito di custodire e quindi non doveva esporsi. Presero il nome
di “Savi di Sion” e cioè i saggi illuminati
di Gerusalemme. Fra i primi che fecero parte dei “Savi”
oltre a Giuseppe d’Arimatea, c’erano pure due apostoli,
Giacomo figlio di Zebedeo e Simone lo zelota, e poi Gamaliele
ed il giovane Menahem figlio di Giuda il Galileo. Questi dagli
insegnamenti di Gesù avevano appreso e condividevano il
principio che ogni popolo dovesse essere libero, che era inammissibile
la dominazione di popoli sugli altri e che gli schiavi, in quanto
uomini, dovevano essere liberati. Per il suo predicare e per sostenere
le libertà degli uomini, Giacomo, fu fatto decapitare da
Erode Agrippa, nel 42 d.C. perché considerato un sobillatore.
(Atti degli Apostoli: 12 - Persecuzione di Erode Agrippa -In quel
tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri
della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.
Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare
anche Pietro.). Menahem e Simone, facevano parte di quella frangia
“estremista” esseno-nazorea e furono fra i primi a
partecipare alla guerra giudaica contro i Romani nel 66 d.C. Di
Menahem si sa che morì nello stesso anno 66, ucciso da
una sollevazione popolare. Di Simone si hanno meno notizie, ma
si sa che all’inizio della guerra combatté contro
il potere costituito dei nobili e del clero dominante, lo stesso
che aveva condannato Gesù . Simone morì in battaglia
durante la presa di Masada da parte dei Romani. Per quanto riguarda
Gamaliele, probabilmente è lo stesso Gamaliele che scrisse
un vangelo gnostico appunto chiamato “Vangelo di Gamaliele”,
non riconosciuto dalla chiesa. Gamaliele che aveva fatto parte
dei “legislatori” del Sinedrio, si convertì
agli insegnamenti di Gesù , su predicazioni di Paolo ed
aveva pure difeso gli Apostoli di fronte al Consiglio. Riporto
anche per lui un passo degli Atti degli Apostoli – Cap.
5 : “Al momento i cristiani possono soltanto ricevere il
consenso di Gamaliele, maestro di Paolo e rappresentante in vista
dell'ala più progressista dei farisei. La soluzione ch'egli
propone ai membri del sinedrio è semplice ma convincente:
1. se il Cristo predicato dagli apostoli è come i due
messia Giuda il Galileo e Teuda
(che si ribellarono a Roma verso la fine del regno di Erode
il Grande), allora non c'è
da preoccuparsene, poiché come i discepoli di quelli,
alla morte dei loro leader, si
sono dispersi, così accadrà dei cristiani;
2. se invece Gesù è più grande dei due
leader, sarà il tempo a deciderlo, e se il
tempo sarà a lui favorevole, allora significa che il
suo messaggio meriterà d'essere
preso in considerazione, ma anche in questo caso Israele non
avrà nulla da temere,
poiché il messaggio degli apostoli non è contro
le istituzioni del paese.”
Questo
passo, ci da un’ulteriore indicazione. Se Gamaliele aveva
due ruoli e cioè quello di “legislatore” del
Sinedrio (che in pratica è l’attuale Avvocato) e
componente dei “Savi di Sion”, vuol dire che la confraternita
aveva un carattere iniziatico.
Altra considerazione che è una “conseguenza”
sta nel fatto che i nomi Menahem e Gamaliel li si troveranno successivamente
legati alle parole sacre e di passo di un’altra confraternita
iniziatica: la Massoneria.
Nel frattempo dove erano andate le pie donne?
Su ciò si conosce poco anche perché la documentazione
è scarsa; si riferisce e si ferma al momento della morte
di Gesù.
Quella più seguita è stata Maria Maddalena, compagna
di Gesù , ed alcuni ritengono che assieme alle altre pie
donne fuggisse per mare ed approdasse sulla costa tirrenica della
Gallia, nei pressi di Marsiglia. Oggi la parte meridionale della
Francia è quella che più di qualsiasi altra parte
del mondo, venera Maria Maddalena. Altri addirittura asseriscono
che la Maddalena quando fuggì dalla Palestina fosse incinta
e che appunto partorisse in Gallia e che dall’erede di Gesù
iniziasse la discendenza tramite il “sang real” della
dinastia dei Merovingi.
Sulla fuga e sulla maternità della Maddalena, personalmente
nutro forti dubbi poiché se così fosse stato avremmo
trovato una documentazione consistente e diffusa, ma su quest’argomento
non esiste alcuna documentazione del tempo, ma solo mistificazioni
nate circa un secolo e mezzo fa con il cosiddetto e presunto “Priorato
di Sion”, una delle più grosse bufale che la storia
possa ricordare.
Per quanto riguarda invece l’unione fra la Maddalena e Gesù
, la cosa potrebbe essere possibile e fattibile per diverse ragioni.
Innanzitutto perché un “Rabbi” predicatore,
per la legge giudaica era quasi obbligato a prendere moglie. Anche
il Vangelo gnostico di Filippo, non riconosciuto dalla chiesa,
contiene indicazioni precise che vi riporto:
... Erano
tre (Maria), che andavano sempre con il
Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena,
che è detta sua consorte. Infatti era "Maria":
sua sorella,
sua madre e la sua consorte.
55.) La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre
degli
angeli. La consorte di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore
amava Maria più di tutti i discepoli e la baciava spesso
sulla bocca. Gli altri discepoli allora dissero: "Perché
ami
lei più di tutti noi? "Il Salvatore rispose e disse
loro:
"Perché, non amo voi tutti come lei?
56.) Un cieco e un uomo che vede, quando sono tutti e
due nelle tenebre, non sono differenti l'uno dall'altro. Ma
quando viene la luce, allora quello che vede vedrà la
luce
e quello che è cieco rimarrà nelle tenebre.”
Anche se non scontato, il fatto sembra abbastanza evidente. D’altro
canto, sia dal punto di vista storico che religioso che importanza
avrebbe se Gesù fosse stato sposato o avesse convissuto
con Maria Maddalena? Ritengo che nulla sarebbe cambiato nei confronti
della persona, anche perché si sarebbe trattato di una
cosa normale.
L’apprezzamento sulla persona sia da parte dei credenti
che dei laici non sarebbe certamente cambiato in senso negativo,
casomai in senso positivo poiché la sua morte avrebbe provocato
un dramma non solo per la famiglia paterna, ma anche per la sua.
Ci sono altre due cose da dire su questo argomento:
La prima: che una parte degli esseni i più votati all’ascetismo
praticavano il celibato in quanto perseguivano un ideale di castità.
Peraltro la condizione matrimoniale non vietava l’accesso
alla comunità.
La seconda: In nessuna parte della Bibbia (nuovo testamento) che
riguarda il cristianesimo, compreso quindi i Vangeli, viene mai
indicato di non praticare il matrimonio, anzi la parola casto
o castità non viene mai citata.
Profanazioni del Sancta Sanctorum
Dal momento della sua costruzione (circa 940 a.C.), il Tempio
di Salomone è stato saccheggiato e distrutto diverse volte,
come diverse volte è stato ricostruito. Per quanto riguarda
l’argomento di questo “scritto” considererò
le due profanazioni avvenute prima della nascita e dopo la morte
di Gesù, poiché le ritengo di basilare importanza.
Le cause di queste due distruzioni furono sempre gli antagonismi
fra giudei.
Comincio con la prima distruzione del Tempio.
Nel 67 a.C. dopo la morte della regina Alessandra Salomé,
vedova del re e sommo sacerdote Alessandro Janneo, della dinastia
degli Asmonei, i figli Arcano II e Aristobulo II si combatterono
ed Aristobulo ebbe la meglio impadronendosi del trono.
Ci fu in seguito un periodo di guerra civile ed ambedue i fratelli
chiesero l’aiuto dei romani. Nell’autunno del 63 a.C.
intervenne nella disputa il generale Gneo Pompeo, che ne approfittò
per mettere le mani sulla Palestina. Pompeo, una volta entrato
in Gerusalemme, massacrò i sacerdoti, saccheggiò
il Tempio e ne distrusse una parte, entrò nel Sancta Sanctorum,
alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza, ma lo trovò
vuoto.
Quindi, prendiamo nota, che nel 63 a.C. il Sancta Sanctorum era
vuoto.
Durante il regno di Erode detto il Grande (37 – 4 a.C.)
furono costruiti nuovi palazzi e fu iniziata la ristrutturazione
del Tempio (anno 20 a.C.), che terminò nel 63 d.C sotto
la dominazione romana.
Durante la prima amministrazione romana della Giudea (6 –
41 d.C.) non si hanno notizie particolari sugli accadimenti del
Tempio se non un breve cenno dello scrittore e storico Giuseppe
Flavio che cita una profanazione del Tempio da parte di alcuni
samaritani che vi introdussero delle ossa umane nel giorno di
Pasqua. Di chi erano queste ossa?
Ma andiamo avanti con la storia e con la seconda distruzione del
Tempio.
Siccome una gran parte dei Giudei mal tollerava le prepotenze
romane, cominciò a metà dell’anno 66 ad attaccare
dei capisaldi romani sì che, nello stesso anno, il legato
romano in Siria, Cestio Gallio, fu costretto ad intervenire con
una legione e si abbandonò a razzie e saccheggi tentando
pure un assalto al Tempio, ma venne respinto dai Giudei i quali,
durante la ritirata di Cestio, uccisero circa seimila soldati
romani.
Quando l’imperatore Nerone venne a conoscenza della disfatta
subita da Cestio, inviò, nel 67 Vespasiano coadiuvato da
suo figlio Tito, per sedare i rivoltosi e riportare la pace nella
regione. Ci furono due anni di lotte intestine fra i Giudei che
si scannarono fra di loro e mentre Vespasiano, nel 69 fu proclamato
imperatore e ritornò a Roma, il figlio Tito attaccò
i contendenti e nel luglio del 70 occupò Gerusalemme. Il
Tempio fu saccheggiato, devastato e bruciato mentre Tito entrava
nel Sancta Sanctorum e diversamente da Pompeo trovò in
detto luogo la Menorah il sacro candelabro d’oro a 7 braccia,
simbolo dell’ebraismo, che fu dapprima custodito, assieme
all’Arca dell’Alleanza, nel Sancta Sanctorum del Tempio
di Re Salomone, ma che Pompeo nel 63 a.C. non trovò. Della
Menorah portata in trionfo a Roma, ne abbiamo testimonianza visiva
poiché è ancora oggi ben riconoscibile in un bassorilievo
sull’arco di Tito proprio a Roma Tito non trovò altro
nel Sancta Sanctorum, altrimenti ne avremmo avuto conferma sia
dai bassorilievi che da Giuseppe Flavio.
Dove erano finite le ossa che i samaritani avevano depositato
precedentemente nel Tempio?
C’è da dire che nel 70 prima dell’occupazione
romana di Gerusalemme, diverse centinaia di giudei esseni, zeloti
e nazorei fuggirono portando con loro diverse cose prelevate dal
Tempio, e si rifugiarono nella fortezza di Masada.
Solamente nel 73 i romani riuscirono a espugnare la fortezza di
Masada dopo un lungo assedio. Un certo numero di Zeloti fuggì,
in parte
ritornando a Gerusalemme, ed in parte in Egitto.
Perché una parte di Zeloti tornò a Gerusalemme col
pericolo di essere uccisa? Cosa dovevano fare a Gerusalemme e
cosa portavano con loro? Perché correre un simile rischio
se non per qualcosa di molto importante o sacro?
Successivi
eventi a Gerusalemme
Passano
gli anni e di Gerusalemme si sente parlare sempre meno, fino a
quando nel 360, Elena, madre di Costantino, si reca in Palestina
a visitare i luoghi santi ormai entrati nelle memorie del cristianesimo.
Arrivata a Gerusalemme, Elena fa distruggere il tempio pagano
di Venere, costruito secoli prima dai Romani ed “abilita”
il Tempio di Salomone ai riti della cristianità ortodossa.
La leggenda dice poi che Elena trovasse la croce sulla quale fu
crocefisso Gesù, assieme ad altre reliquie, si che Costantino
iniziò la costruzione della chiesa dell'Anastasia per contenervi
le reliquie che sua madre aveva portato da Gerusalemme.
Di queste reliquie e del fatti si diffonde la notizia in tutto
il mondo cristiano. Gerusalemme (l’Aelia Capitolina dei
romani) diventa meta di pellegrinaggi, e Costantino la dichiara
città santa del cristianesimo greco-ortodosso.
L’anno successivo dopo aver occupato Costantinopoli, Giuliano
si proclama imperatore per conto del Senato Romano. Preoccupato
dalla potenza e dalla invadenza del Cristianesimo, Giuliano reintroduce
il paganesimo come religione di stato pur senza procedere a persecuzioni
contro i cristiani. I templi pagani sono riaperti ed ordina pure
che le chiese cristiane restituiscano, ai templi, tutti i beni
confiscati. Riedifica il tempio di Gerusalemme che diventa anch’esso
tempio pagano. Nel maggio del 614 d.C. i persiani occupano Gerusalemme,
ma nel marzo del 629 l'imperatore bizantino Eraclio riconquista
la città santa. Nel 638, Gerusalemme viene assediata dall'esercito
arabo del califfo Omar Ibn al-Kahttab ed i bizantini sono costretti
a chiedere la resa. Da questo momento Gerusalemme diventa musulmana.
Passa ancora un secolo e mezzo e Gerusalemme ritorna bizantina
e quindi cristiana, rafforzandosi con un accordo fatto, ai primi
dell’800, dal bizantino Niceforo con il Califfo d’Oriente.
Pure Carlomagno a difesa del Santo Sepolcro e della Chiesa gerosolimitana,
sottoscrive un accordo con il Califfo Harun er-Rascid, con il
quale si stabilisce la salvaguardia dei beni della chiesa e dei
cristiani in Palestina.
Periodo
intermedio
Arriviamo agli anni che vanno dal 1070 al 1080 quando dopo diversi
eventi precedenti, Gerusalemme torna in mano ai Musulmani.
In particolare, a seguito dei ripetuti attacchi dei Turchi Selgiuchidi
alle città dell’Armenia, interviene l’esercito
dell’ Impero Bizantino, ma nel 1071, l’imperatore
Romano Diogene, viene sconfitto a Manzinkert, a seguito del tradimento
da parte dei mercenari turchi ed anche da una parte degli altri
mercenari scandinavi, franchi e normanni.
Questa sconfitta fa nascere nel mondo cristiano la volontà
di porre sotto il dominio della cristianità le terre del
medio oriente. Si cerca di organizzare una crociata, quando l’imperatore
Michele VII, che rappresenta pure la chiesa bizantina, chiede
aiuto al Papa Gregorio VII affinché lo stesso affianchi
le sue truppe per scacciare dalla Siria gli Arabi Selgiuchidi.
Il Papa immediatamente pensa ad una guerra santa scuotendo il
mondo cattolico. In questo modo avrebbe portato la chiesa greca
in grembo a quella romana, la Siria liberata dagli infedeli ed
il vessillo con la Croce di Cristo di nuovo sul Tempio di Gerusalemme.
Sarebbe stato anche per lui un passare alla storia.
Allora Gregorio cerca di convincere la nobiltà europea
dicendo che è necessaria e giusta una guerra santa "Non
per spargere il sangue dei Cristiani . Noi vogliamo radunare un
numeroso esercito, ma perché i nemici, temendo di affrontarlo,
cedano più facilmente. E nutriamo speranza che possa derivarne
qualche altra utilità, che cioè, pacificati i Normanni,
possiamo noi recarci a Costantinopoli a soccorrere i fedeli di
Cristo, i quali, dilaniati dai morsi ferocissimi dei Musulmani,
ci chiedono con ansia di aiutarli".
Ma nulla si fa, almeno in questo momento, mentre Turchi ed Arabi
occupano l’Anatolia e la quasi totalità del Medio
Oriente e, con altri gruppi Musulmani, premono ai confini di Bisanzio
e dell’Europa occidentale.
La prima crociata
Fu durante il Concilio di Clermont d’Auvergne, nel 1095,
che Papa Urbano II rivolge un’appello alla cristianità.
"...E' impellente che vi affrettiate
a marciare in soccorso dei vostri fratelli che abitano
in Oriente... I Turchi e gli Arabi si sono scagliati contro
di loro e hanno invaso le
frontiere della Romania (Impero bizantino) fino al luogo del
Mar Mediterraneo detto
Braccio di S.Giorgio (stretto dei Dardanelli)... Hanno messo
a soqquadro tutte le
chiese e devastato tutti i paesi sottoposti alla dominazione
cristiana.....A coloro che,
partiti per questa guerra santa, perderanno la vita sia durante
il percorso di terra, sia
attraversando il mare, sia combattendo gli idolatri, saranno
rimessi per questo stesso
fatto tutti i peccati..... Niente dunque ritardi la partenza
di quanti parteciperanno a
questa spedizione: diano in affitto le terre, raccolgano tutto
il denaro necessario al
loro mantenimento e non appena l'inverno sarà finito
e cederà alla primavera, si
mettano in cammino sotto la guida del Signore..." (Testo
riportato da Fulcherio di
Chartres).
La crociata ha inizio ufficialmente il 15 agosto 1096 dopo che
Ademaro de Monteuil, vescovo di Le Puy, viene nominato capo spirituale
del “pellegrinaggio in Terrasanta” (non viene nominata
la Crociata) e unico rappresentante del Papa e della Chiesa di
Roma. Vengono quindi inviate in Terrasanta quattro armate:
La prima: composta da Normanni, è guidata da Roberto duca
di Normandia, Stefano conte di Blois e Roberto II conte di Fiandra.
La seconda: chiamata esercito dei crociati franchi (fra i quali
c’erano pure dei tedeschi), è guidata da Goffredo
di Buglione, duca di Lorena. Con lui partono pure i suoi fratelli
Eustachio di Boulogne e Baldovino di Boulogne, oltre ad altri
suoi parenti e diversi cavalieri dell’aristocrazia franca
e tedesca.
La terza: chiamata esercito crociato di Provenza, è guidata
da Raimondo di Saint- Gilles, conte di Tolosa. Con lui parte pure
il vescovo Ademaro di Monteuil delegato della Chiesa.
La quarta: chiamata esercito crociato italo-normanno, è
guidata da Boemondo I d'Altavilla, conte di Taranto e di Bari,
primogenito di Roberto il Guiscardo.
Le quattro armate crociate giungono separatamente a Costantinopoli.
L'imperatore bizantino Alessio Comneno, mette a disposizione la
sua flotta per trasportare le armate in Terrasanta.
Una parte dell’armata crociata prosegue via terra occupando
la Cilicia (Armenia) e il Principato d’Antiochia. Solo nel
novembre 1098 il grosso dei crociati comincia a marciare dall’interno
verso Gerusalemme, mentre Goffredo di Buglione segue un percorso
lungo la costa.
Nel maggio 1099, i crociati occupano Tripoli, Beyruth, Sidone,
Acri e si fermano a Cesarea. Dopo un riposo di una settimana riprendono
la marcia verso Gerusalemme che ben presto viene cinta d’assedio.
Il 13 giugno effettuano un primo attacco, ma vengono respinti
dagli Arabi comandati dal generale Iftikhar.
Nello stesso momento arriva una flotta genovese a dare manforte,
portando vettovaglie, attrezzature militari e macchine da guerra.
Dopo diversi attacchi e tentativi di superare le mura di Gerusalemme,
il 15 luglio, Goffredo di Buglione riesce a penetrare nella città
incalzando gli arabi fino alla moschea di al-Aqsa dove vengono
sopraffatti e si arrendono per poi essere imprigionati, compreso
il generale Iftikhar. Gli ebrei rifugiatisi nella sinagoga sono
incolpati di aver aiutato i musulmani e così la sinagoga
è data alle fiamme.
Il 22 luglio 1099 viene decretata la nascita del Regno di Gerusalemme,
come Stato cristiano e nominato "Advocatus Sancti Sepulchri"
Goffredo di Buglione. La presa di Gerusalemme fu un vero e proprio
massacro di cristiani, musulmani ed ebrei.
Fra la prima crociata, terminata nel 1099 e l’inizio della
seconda nel 1144, assistiamo ad una serie di eventi e quella che
fu chiamata la Crociata di mezzo o Crociata ausiliaria del 1101,
che in pratica fu un rafforzamento di truppe con il rincalzo di
soldati franchi e tedeschi.
Quegli anni, fino al momento che interessa questo scritto, possono
così essere sintetizzati:
nel 1100 Baldovino succede al fratello Goffredo di Buglione
e prende il nome di Baldovino I re di Gerusalemme.
nel 1102 Baldovino riconquista Ramla e Cesarea che erano state
invase dai Turchi.
nel 1103 i crociati riconquistano Acri e Byblos mentre i Turchi
occupano Harran.
nel 1109 i crociati occupano Tripoli e Beirut che erano cadute
nelle mani dei Musulmani e viene fondata la contea di Tripoli.
nel 1110 Baldovino I conquista Sidone.
nel 1113 Baldovino I viene sconfitto dai Turchi a Tiberiade.
nel 1118 diventa re di Gerusalemme Baldovino II, cugino di Baldovino
I. E’ sotto Baldovino II che nel 1118 nasce l’Ordine
dei templari.
Il
mistero dei nove cavalieri
La storia racconta…… che nell'anno 1118 nove cavalieri
francesi di nobili origini, lasciarono le loro terre per dirigersi
verso la Terra Santa. Giunti a Gerusalemme si presentarono al
Re Baldovino II, rivelandogli che avevano deciso di riunirsi in
comunità per proteggere i pellegrini e di custodire le
strade pubbliche che portavano al Santo Sepolcro. Il re li accoglie
nella sua residenza, come se già li conoscesse o avesse
avuto credenziali per dare loro assistenza e mette a loro disposizione
una parte dell’antico Tempio di Salomone. Da questo momento
i cavalieri prendono il nome di “Cavalieri del Tempio”
o Cavalieri Templari. Ma chi erano questi cavalieri?
1) Il Conte Hugues de Payns che diverrà poi il
primo Gran Maestro dell’Ordine.
2) Geoffry de Saint-Omer di origine fiamminga.
3) Andrè de Mont Bard, zio (sembra più cugino)
di Bernardo, abate di Clairvaux.
4) Nivar de Montdidier
5) Archambaud de Saint-Aignan
6) Gondemar de Savignac
7) Rossal (forse Timbaud)
8) Jacques de Martignac (o Montignac)
9) Philippe de Bordeaux
Il
fatto che si fossero recati a Gerusalemme per proteggere i pellegrini
è alquanto improbabile poiché non erano uomini d’arme
e risulterebbe che mai hanno partecipato ad azioni militari.
Restarono nel Tempio per alcuni anni ed intrapresero (o continuarono)
dei lavori senza che alcuno chiedesse loro più di tanto.
Perché?
Probabilmente avevano un compito segreto da svolgere (o dovevano
continuare nello svolgerlo) cercando in quel luogo qualcosa di
molto importante. C’è chi asserisce che cercassero
l’Arca dell’Alleanza ed altri il Santo Gral, ma era
proprio questo che cercavano? Si perché un qualcosa cercavano
(o forse in parte l’avevano già trovato). Esiste
anche un’altra versione dei fatti che alla fine risulta
la più plausibile. Da quanto in precedenza indicato, i
primi europei a difesa dei pellegrini in Terrasanta furono i Franchi
Crociati che erano uomini d’arme e quindi combattenti; diversamente
dai famosi nove cavalieri. Nel 1118, quando Ugo di Payns e gli
altri 8 cavalieri decidono di fondare l’Ordine, con l’accordo
di Bernardo di Chiaravalle, le crociate erano in atto da oltre
20 anni.
Perché la costituzione dell’ordine avviene solamente
dopo 20 anni e con un riconoscimento ufficiale altri undici anni
dopo ? Qual è stato il motivo che ha indotto i Cavalieri,
con l’intermediazione di Bernardo e la Chiesa Romana a darsi
un regolamento? Perché anche Baldovino II, re di Gerusalemme
premeva affinché l’Ordine fosse ufficializzato? C’è
da dire che Baldovino I già nel 1114-1115, aveva messo
a disposizione di quattro Cavalieri francesi della Champagne,
fra i quali Ugo di Payns, una parte del suo palazzo: il Tempio
di Salomone.
Questi cavalieri francesi, inviati a Gerusalemme da Luigi VI re
di Francia, scoprirono che i sotterranei del palazzo rappresentavano
un altro palazzo pieno di cunicoli, camere, corridoi e labirinti
che in minima parte, fino ad allora, erano stati esplorati, anche
perché molti ingressi erano rimasti celati da pareti. Ottennero
il permesso di Baldovino per esplorare i sotterranei ed aprire
i cunicoli che fino ad allora erano rimasti segreti.
Dopo
circa 3-4 anni di “scavi”, rinvenirono, sotto il luogo
indicato come Sancta Sanctorum, un qualcosa che indicava Gesù
quale IESUS NAZOREUS. L’abate Sauniere troverà poi
a Rennes le Château non quel “qualcosa” rinvenuto
dai Templari (che nel momento del ritrovamento non si chiamavano
ancora così), ma la documentazione che dimostrava il ritrovamento
e l’esistenza di quel “qualcosa”. Dopo questo
rinvenimento, i Saggi di Sion, consigliarono Ugo e gli altri di
trasferire il “tesoro” in Europa per paura che i musulmani
lo trovassero e lo distruggessero. Però tutto ciò
doveva avvenire come era avvenuto in principio, con la presenza
delle sette pie donne. Ugo di Payns, alla fine del 1117, rientra
in Francia, rende edotto di ciò che è stato ritrovato,
Bernardo di Chiaravalle ed assieme (solo loro due), in gran segreto,
incontrano Papa Pasquale II, per riferire della loro scoperta.
Alcuni hanno asserito, ma io sono di diverso parere, che Pasquale
II, dopo aver appreso l’informazione, abbia subito uno scossone
tale, che il 21 gennaio del 1118 lo ha portato alla morte. Pochi
giorni dopo, il 24 gennaio 1118, è eletto Papa, Gelasio
II. Bernardo ed Ugo riferiscono quindi a papa Gelasio, quanto
ritrovato. Assieme viene deciso di portare, in gran segreto, il
rinvenimento, in terra europea, per non farlo cadere nelle mani
degli infedeli. Dapprima si pensa di portarlo a Roma, ma considerando
che il papato era in lotta con Enrico V e la famiglia Frangipani,
viene deciso di portare il rinvenimento in Francia, a Cluny. Per
non dare troppo nell’occhio si dispone che la scorta sia
formata da 4 cavalieri e 7 dame (le sette sorelle), così
nessuno avrebbe fatto caso ad un convoglio formato per lo più
da donne. Ugo ed altri cavalieri ripartono quindi per la Terra
Santa portando con loro diverse dame di origine franca. Altra
cosa strana. Il Papa, a Roma, viene aggredito da alcuni sicari
e fugge in Francia, proprio a Cluny. Perché? Il 17 gennaio
1119 sbarcano sul territorio francese i 4 Cavalieri e le 7 sorelle,
portando quanto era stato rinvenuto nel Tempio di Gerusalemme.
Sarà un altro caso, ma anche Gelasio II muore, nello stesso
mese, dopo aver verificato quanto gli era stato mostrato. Cinque
giorni dopo viene eletto nell’abbazia di Cluny (e non a
Roma) papa Callisto II, ovvero il francese Guido di Borgogna.
Si tratta di un altro caso, cioè che venga eletto un francese
e per di più a Cluny? Per ragioni di sicurezza e di segretezza,
viene deciso, dal pontefice di nascondere, quanto trovato a Gerusalemme,
nella piccola chiesa di Rennes le Château, luogo di venerazione
di Santa Maria Maddalena. Ripartono quindi i 4 cavalieri e le
7 dame alla volta di Rennes portando seco il segreto, composto
da più reperti, che viene posto in un incavo all’interno
della vecchia chiesuola (abbattuta e ricostruita a metà
del 1200) e protetto da una lastra di marmo: quella (probabilmente)
che poi sarà rinvenuta e chiamata “Dalle des Chevaliers”.
Vengono impartite disposizioni che prevedono che almeno un cavaliere
a turno con altri, vigili, in preghiera, all’interno della
chiesuola, durante tutte le ore di luce e che le 7 sorelle restino
sempre disponibili, presso la loro famiglia, per qualsiasi evento.
Per organizzare queste ultime ed averne un ricambio, sempre disponibile,
viene fondato nel 1224, da Rodolfo di Worms (Cavaliere Templare),
l’Ordine delle sorelle di Maria Maddalena, chiamato pure
“Notre Dame du Refuge” ed un primo luogo monastico,
guarda caso, realizzato nei pressi di Rennes.
Le prime sorelle assumono lo stesso nome delle altre 7 dame che
a cavallo del 1118 e 1119 contribuirono al trasporto del “segreto”.
E poi perché “du Refuge” che vuol dire del
nascondiglio? L’Ordine delle Sorelle di Maria Maddalena
era quindi nato per nascondere o celare qualcosa? Cosa molto strana
che la regola di un ordine para-religioso maschile quale era quello
Templare, prevedesse pure norme per le “sorores templi”.
In questo modo nessuno avrebbe fatto caso alle sorelle, non solo
a quelle che accudivano i monaci-guerrieri, ma che con loro facevano
carovana e si spostavano dall’Europa all’Oriente e
viceversa. Perché solo la regola templare prevedeva questo?
Fu fatto un giuramento fra Templari e Chiesa che prevedeva che
mai alcun Templare avrebbe rivelato il segreto, e qualora ciò
fosse stato fatto, spettava solo ed esclusivamente al papa. Quindi
solo i dignitari Templari ed il papa sapevano di cosa si trattasse.
Da questo si possono capire tante altre cose, quali: la potenza
economica dei Templari, l’esenzione degli stessi dal pagamento
delle decime ed il perché nei loro confronti, sebbene incriminati
(ingiustamente) per eresia, non sia mai stata pronunciata alcuna
scomunica. Il “segreto” resta a Rennes fino al 1241
e viene spostato, in parte, in alcune grotte di Foix e di Niaux,
per poi riprendere (ancora in parte) la via di Gerusalemme nel
1243, accompagnato da 6 Cavalieri e da 7 sorelle di quell’ordine
fondato appositamente nel 1224. Viene decisa la partenza per Gerusalemme,
perché il Sancta Sanctorum del Tempio della Città
Santa è stato destinato quale luogo finale dove il “segreto”
deve restare per l’eternità.Ill convoglio si ferma
a San Giovanni d’Acri, poiché Gerusalemme è
assediata dai musulmani, che poi l’occupano (definitivamente)
nel 1244.
Visto che è difficile poter riprendere Gerusalemme, Luigi
IX di Francia decide, nell’Agosto del 1248, di partire per
una nuova crociata (la sesta), cercando l’appoggio dei Mongoli
per poter rioccupare la Città Santa. Non riuscendo nel
suo intento, Luigi IX, spinto anche dal Gran Maestro dei Templari,
Renaud de Vichiers, dispone, nel 1251, la fortificazione di San
Giovanni d’Acri per poter meglio difendere ciò che
li era stato portato e occultato otto anni prima. Considerato
che San Giovanni d’Acri era continuamente presa d’assalto
dai musulmani, viene deciso, dopo il furioso assalto da parte
dei mamelucchi, di riportare in Europa il cosiddetto “tesoro”
poiché l’oriente è considerato luogo non più
sicuro.
A quel tempo, Patriarca di Gerusalemme è Jacques Pantaleon
e Gran Maestro dei Templari Thomas Berault. Il Patriarca Pantaleon
ha un ruolo importante in tutta la vicenda, non solo perché
parte con la cassa contenente il “tesoro” unitamente
a cinque cavalieri ed alle sempre presenti sette sorelle, ma anche
per eventi successivi che fra breve indicherò. Il Patriarca,
i Cavalieri e le sette sorelle approdano nella località
di Fos, nei pressi di Marsiglia, nei primi giorni dell’aprile
1261. Da questo momento il “tesoro” non lascerà
mai più L’Europa. Alcuni affermano che sia stato
collocato in una nicchia sotto il pavimento della chiesa di Rennes,
altri dicono invece che la chiesa sia quella di Rosslyn in Inghilterra,
altri ancora che raggiunse l’Italia per essere consegnato
alla Chiesa di Roma. Ma cosa avevano trovato in realtà
i Templari nel 1117 nel Sancta Sanctorum sotto il Tempio di Gerusalemme?
Che cosa trovò successivamente Saunière? Molti studiosi
affermano che "avrebbe scoperto un segreto di tale gravità
(io direi novità) da far tremare le fondamenta del mondo
cristiano…". In effetti, Saunière, non aveva
trovato il segreto, ma qualcosa che documentava detto segreto.
Ritorno
al Patriarca di Gerusalemme
Jacques
Pantaleon che, dopo diverse peripezie, raggiunge la Francia nei
primi giorni d’Agosto del 1261 con la cassa contenente il
segreto dei Templari. Nel momento del suo rientro sono in corso
le elezioni per il nuovo Papa che deve succedere ad Alessandro
IV, morto a Viterbo il 25 maggio dello stesso anno. I casi della
vita e le coincidenze possono essere molte in un lungo periodo,
ma in un breve no. Che cosa successe? Per eleggere il successore
di Alessandro IV, i cardinali litigano per tre mesi, poi il 20
agosto 1261 compare a Viterbo Jacques Pantaleon che, non è
candidato al trono papale ed incontra i maggiori dignitari della
Chiesa per riferire di questioni che riguardavano la Terra Santa.
Pochi giorni dopo, il 29 agosto, è consacrato papa, a Viterbo,
Jacques Pantaleon che prende il nome di Urbano IV. Perché
i Cardinali elessero lui Papa? Quali furono i termini dell’incontro
avuto il giorno prima? Di cosa si parlò? Sta di fatto che,
come diciamo oggi, in quattro e quattr’otto il Patriarca
Pantaleon divenne Papa. Urbano IV rimase sempre fra Viterbo, Orvieto
e Perugia e mai andò a Roma. Ampliò poi il collegio
cardinalizio nominando sei francesi. Ma la cosa più importante
ed interessante per il nostro argomento è che nel 1264
introdusse nella liturgia ecclesiastica la festa del “Corpus
Domini”. Da allora il Corpus Domini non è la festa
del Signore Dio onnipotente, ma del Signore Gesù il cui
simbolo risiede nell’ostia consacrata come “corpo
di Cristo”. Il corpo di Cristo è forse da attribuirsi
a ciò che scoprirono i futuri Templari nel 1117? Stando
a diverse opinioni di studiosi di gnosi cristiana e templarismo,
risulterebbe che i nobili cavalieri franchi comandati da Ugo di
Payns, scoprirono i resti mortali di Gesù e Urbano IV,
in un certo qual modo, lo rese pubblico nel 1264 con la festa
del “Corpus Domini”.
Secondo diversi ricercatori ed autori, i futuri Templari trovarono
nel Sancta Sanctorum del Tempio di Gerusalemme, un’urna
di granito, contenente ossa umane con la scritta, in aramaico,
su di un lato: “Yehoshuah ben Joseph Maestro di Giustizia”,
oltre ad altra documentazione in rame e su pelle di capra che
appunto documentava che Gesù, Maestro di Giustizia dei
Nazorei era stato condannato da Hanna e Caifa ed ucciso dagli
invasori Romani. Erano forse quelle ossa di cui racconta lo storico
Giuseppe Flavio quando dice che durante la prima dominazione romana
ci fù una profanazione del Tempio da parte di alcuni samaritani
che vi introdussero delle ossa umane nel giorno di Pasqua? Nei
ritrovamenti dei rotoli del Mar Morto di Qumran, mancano due rotoli
in rame, ma ci sono gli atti che descrivono la religione Esseno-nazirea.
Questi rotoli ed altra documentazione, probabilmente è
ciò che trovò l’Abate Saunière e che
lo rese ricco, ma anche detestato ed avversato dalla chiesa ufficiale.
Saunière però non trovò l’urna con
i resti mortali di Yeshua ben Joseph, anche dopo aver scavato
tutto il pavimento della chiesa di Rennes e l’adiacente
cimitero. Saunière trovò una parte dei documenti
scritti da Ugo de Payns e dagli altri cavalieri dove era descritta
tutta la storia (probabilmente dettata dai Saggi di Sion) di Maria
Maddalena, della morte di Gesù, della sua inumazione, della
sua esumazione e collocazione dei resti mortali nell’urna
di granito. Veniva così messo in dubbio la resurrezione
materiale di Gesù, ma non quella spirituale ritenendo ciò
che lo stesso sia risorto con la rinascita del credo esseno da
parte dei suoi seguaci e del successivo cristianesimo. Per dire
e credere quanto da lui scoperto, Saunière non ebbe mai
l’assoluzione, anche in punto di morte.
Dove è finito il corpo di
Cristo???
Meglio sarebbe chiedersi dove sono finiti i resti mortali di Gesù,
contenuti nell’urna di granito, celata dai samaritani nel
Sancta Sanctorum del Tempio di Gerusalemme durante la dominazione
romana e ritrovata dai Cavalieri Templari nel XII secolo, riportata
in Europa per la seconda volta nel 1261. Come ho accennato in
precedenza tre sono le congetture che però potrebbero essere
anche possibilità.
La prima che siano stati sepolti in qualche luogo all’interno
o nei pressi della chiesa di Rennes le Château La seconda
che siano stati celati nei sotterranei della chiesa di Rosslyn
vicino ad Edimburgo. La terza che siano stati consegnati alla
chiesa di Roma.
Per quanto riguarda Rennes le Château da circa un secolo
e mezzo si è scavato in ogni parte ed in ogni luogo specialmente
all’interno della chiesa, nei pressi della stessa e nell’attiguo
cimitero. Di urne, teche od ossa con particolari indicazioni,
nulla si è trovato.
Per quanto riguarda Rosslyn in essa poco si è scavato,
ma è molto improbabile la presenza delle ossa di Gesù
in quel luogo. Nel 1261 la cappella non esisteva ancora e fu fatta
costruire da William de Saint Clair nel 1446. Alcuni dicono che
Saint Clair la fece costruire sulle rovine di una piccola chiesa
di campagna, quindi sconosciuta ai più ed ai Templari.
Rimane la terza ipotesi e cioè che sia stata consegnata
alla chiesa di Roma; ma in che modo, dove e a chi?
In precedenza ho indicato che nell’agosto del 1261 è
Jacques Pantaleon, patriarca di Gerusalemme, che rientra in Europa
con quanto ritrovato dai Templari nel Sancta Sanctorum. Questi
si reca a Viterbo dove la massima prelatura della chiesa romana
era convenuta per eleggere un nuovo papa, e non trovava un accordo
sul nome da scegliere. Ufficialmente Pantaleon aveva chiesto di
poter essere ascoltato per questioni che riguardavano la Terra
Santa. Non si sa come, ma Pantaleon, dopo aver colloquiato con
le massime autorità della chiesa, viene scelto come nuovo
papa e prende il nome di Urbano IV. Perché una persona,
sebbene ecclesiastica, viene scelta per divenire papa, quando
fino a quel momento il suo nome non era mai comparso? Cosa può
essere successo? Quale accadimento convinse i massimi esponenti
della chiesa a consacrare papa Pantaleon.
A questo punto la storia si mischia alla supposizione e nasce
l’ipotesi più plausibile. Nell’agosto 1261
l’urna in granito, contenete le ossa di Gesù, sbarca
nel porto francese di Fos (oggi Fos sur Mer) scortata da cinque
Cavalieri Templari, dalle sette sorelle dell’Ordine di Maria
Maddalena e dal patriarca di Gerusalemme Jacques Pantaleon. Pantaleon,
considerato che la reliquia non potrà mai più ritornare
a Gerusalemme divenuta città instabile dal punto di vista
politico e militare, pensa che la giusta collocazione sia a Roma
vicino alla tomba di Pietro. Sarebbe come riunire i due massimi
promotori del cristianesimo, insieme nella vita e insieme nella
morte. Pantaleon attende sempre a Fos, la nomina del nuovo papa
per potersi poi recare da lui con la lettera ricevuta da Alessandro
IV. Passano due mesi ma il nuovo papa non è ancora eletto.
Pantaleon allora decide di mettersi in marcia verso Viterbo certo
che in quel frattempo sarà nominato il nuovo papa, poiché,
come già detto, Alessandro IV erea morto il 25 maggio 1261.
Partono da Fos, a fine luglio del 1261, dirigendosi verso l’Italia,
tre carri con le sette sorelle, il patriarca Pantaleon, le reliquie
portate da Gerusalemme ed una scorta di cinque cavalieri Templari.
La carovana raggiunge Viterbo il 20 agosto. Pantaleon incontra
il Cardinale Giovanni Gaetano Orsini, gli mostra le reliquie che
i Templari avevano trovato sotto il Tempio di Gerusalemme e gli
espone il suo progetto di collocare le ossa di Gesù vicino
a quelle di San Pietro. Citano le cronache di quel tempo: “
Doppo la morte dunque del nostro Santo Pontefice Alessandro, li
Cardinali, doppo haverli celebrate le solite solenni Esequie,
et haverlo altresì sepellito nella Cattedrale di S. Lorenzo,
si ridussero in Conclave, per sostituirli un Successore; ma come
erano pochi di numero, perochè non erano più che
19 e ciascheduno haveva forse la sua pretensione, né alcuno
voleva cedere al compagno, la suddetta Creatione però del
nuovo Papa, s'andava viè sempre più prologando,
a segno, che essendo già passati tre Mesi, e più,
alla per fine Gio. Gaetano della nobillissima Casa Orsini, che
era di singolar prudenza dotato, e molto zelo haveva dell'honore
e dell'utile di S. Chiesa, si pose in cuore, già che vedeva,
che
l'elezione difficilmente poteva cadere sopra alcuno de' Cardinali,
di farla almeno cadere sopra qualche gran Prelato della Chiesa;
e perchè in questo tempo, per gran fortuna, ritrovavasi
nella Romana Corte il Patriarca di Gierusalemme, che era Giacomo
Pantaleone di natione Francese, nato in Troies di basso Lignaggio
in vero (come che dicono li Scrittori della Chiesa, e del Secolo,
che suo Padre fosse un povero Rigattiero) ma però di nobili
costumi, e di gran Dottrina, ricco, e dovitioso; questo gran Soggetto,
per tanto, cominciò il saggio Cardinale, a proporre con
molta destrezza a gli altri, e tanto s'adoprò, che finalmente,
come piacque a Sua Divina Maestà, cadde la sospirata Elettione
in esso lui, la quale fu da tutti approvata con grande applauso
fuori, che da esso medesimo, che ne pianse amaramente; e ciò
successe a' 29 d'Agosto di quest'Anno.” Così Jacques
Pantaleon diventa papa prendendo il nome di Urbano IV. Trattiene
presso di se le sette sorelle e lascia liberi i cinque cavalieri
Templari di ritornare in Francia. Racchiude le reliquie in un
luogo sicuro del palazzo papale, nell’attesa di poterle
fare trasportare a Roma. Nomina inquisitore generale il cardinale
Giovanni Gaetano Orsini in segno di riconoscenza per aver convinto
gli altri cardinali ad eleggerlo papa. Da notare che anche il
cardinale Orsini, che era venuto direttamente a conoscenza del
segreto Templare, sarà nominato papa, nella basilica di
San Pietro, il 26 dicembre dell’anno 1277 e prenderà
il nome di Niccolò III. A quel tempo Roma era nelle mani
di Manfredi e quindi era quasi impossibile portare le reliquie
nella chiesa ove si trovava la tomba di San Pietro, Urbano decide
quindi di far ritornare in Francia le sette sorelle presso il
loro monastero. Urbano pensa di contattare Carlo d’Angiò
che aveva conosciuto a Gerusalemme nel 1248 durante la spedizione
comandata da Luigi IX.
Il Villani descrive d’Angiò come: "Saggio, di
sano consiglio e prode in arme, aspro e molto temuto e riguardato
da tutti i re del mondo, magnanimo e d'alti intendimenti nel fare
ogni grande impresa, sicuro, in ogni avversità, fermo,
e veritiero d'ogni sua promessa, poco parlante e molto adoperante,
non rideva quasi mai o pochissimo; onesto come un religioso; cattolico
ma aspro in giustizia e spesso feroce; grande di persona, possente
come corporatura, colore del viso olivastro con un gran naso;
e più che un signore nella sua imponenza pareva proprio
una maestà reale; molto vegliava e poco dormiva, e usava
ricordare che, dormendo si perdeva tanto tempo; era largo con
i cavalieri d'arme, ma sempre bramoso di conquistare terre e signorie,
oltre che essere avido di denaro necessario per le sue imprese
e le sue guerre; di gente di corte, di menestrelli o giocolieri
lui non si dilettò mai" Carlo, era un Templare provenzale
e cioè di quella zona della Francia in cui era (ed è
tutt’oggi) venerata Maria Maddalena.
Papa Urbano, con la complicità e l’astuzia dell’Arcivescovo
Bartolomeo Pignatelli, riesce a concludere con il d’Angiò
un trattato che prevede che lo stesso d’Angiò venga
eletto senatore di Roma però dovrà riconoscere alla
Santa Sede l'alta sovranità sul regno di Sicilia. In questo
modo, il papa, oltre ad avere sovranità sul regno di Sicilia
ha la quasi certezza che il d’Angiò riesca, in poco
tempo, a liberare Roma dai ghibellini, e quindi farvi ritorno
portando le reliquie di Gesù . Urbano si trasferisce ad
Orvieto e lascia a Viterbo le reliquie sotto la sorveglianza e
responsabilità del Cardinale Giovanni Gaetano Orsini, l’unico
che a quel momento era a conoscenza dell’evento. Carlo d’Angiò
non prende possesso del senato, ma invia, quali suoi vicari, due
suoi fidati, anch’essi provenzali, Jacques Gaucelin (che
morirà dopo breve tempo) e Jacques Gantelme che diventerà
un tenace oppositore ai ghibellini. Urbano IV muore il 2 ottobre
1262 senza poter attuare nessuna delle sue iniziative. Gli succede,
anche su pressioni di d’Angiò verso i cardinali riuniti
a Perugia, un altro francese di origine provenzale (guarda caso)
suddito di Carlo, anch’esso con un passato di Templare,
che fu pure sposato e padre di due figli, ma dopo la morte della
moglie si fece monaco fino a diventare vescovo. Si tratta di Guy
Foulques che, consacrato papa il 5 febbraio del 1265, prende il
nome di Clemente IV. Il Cardinale Orsini, dopo l’investitura
di Clemente IV, lo informa di quanto aveva portato dalla Terra
Santa il suo predecessore e che trovandosi le reliquie ancora
nascoste a Viterbo, sarebbe stato necessario recarle a Roma che
però era ancora pericolosa in quanto i ghibellini erano
sempre presenti, seminando tumulti.
Clemente contatta Carlo d’Angiò invitandolo, secondo
i patti sottoscritti con il suo predecessore, a marciare su Roma
e scacciare i ghibellini. D’Angiò, dalla Francia,
risponde che per organizzare una spedizione su Roma servono molti
soldi e che quindi attende i fondi per potersi muovere. Il papa
allora è costretto a chiedere contributi in denaro a tutte
le curie comprese quelle più ricche di Inghilterra e Scozia.
Nell’aprile del 1265, Carlo d’Angiò, parte
via mare ed approda a Ostia il 21 maggio. Un paio di giorni dopo
con l’aiuto dei guelfi romani entra in Roma e si insedia
in Laterano anziché in Campidoglio, guadagnandosi l’ira
papale che prende il gesto come un affronto. Dopo di che, Carlo
prima di partire verso la Sicilia, il 6 gennaio del 1266 viene
incoronato, in San Pietro, re di Sicilia. Mentre Carlo occupa
Benevento, Napoli ed il Regno di Sicilia, Corradino di Svevia
appoggiato dai ghibellini toscani marcia su Roma per occuparla.
Il 23 agosto del 1268, a Tagliacozzo, nei pressi del lago Fucino,
si scontra l’esercito guelfo di Carlo d’Angiò
con quello ghibellino di Corradino di Svevia.
La battaglia è cruenta, Carlo ha la meglio e Corradino
è costretto a fuggire verso Roma, ma non trova l’appoggio
dei ghibellini e viene catturato da Carlo ed imprigionato. Nello
stesso anno, Clemente IV muore a Viterbo senza aver potuto, anche
lui, come Urbano IV, reinsediarsi in Roma e portare le reliquie
in San Pietro. Prima dell’insediamento del nuovo papa passano
circa tre anni. La chiesa viene gestita dai cardinali che nel
palazzo papale a Viterbo hanno continui litigi che innescano la
sollevazione della città. Il primo settembre 1271 viene
nominato papa Tebaldo Visconti da Piacenza che prenderà
il nome di Gregorio X. Sarà pure questo un caso, ma Tebaldo
Visconti, nel momento in cui viene eletto papa si trova in Terra
Santa ed è la guida spirituale dei Templari. Il nuovo papa,
rientra in Italia il primo gennaio del 1272 e non ancora consacrato,
giunge a Viterbo. Il Cardinale Gaetano Orsini prende immediatamente
contatto con lui, facendogli presente il contenuto di quanto era
stato celato nel palazzo papale di Viterbo. Tebaldo, essendo profondamente
e sentimentalmente Templare, avendo vissuto alcuni anni a contatto
diretto sia con i crociati che con i Templari ed avendo pure udito
quella che lui credeva leggenda, senza alcun indugio chiama a
se re Carlo. Il 13 marzo dello stesso anno, Tebaldo, scortato
da re Carlo e dai suoi migliori cavalieri, arriva a Roma, con
un codazzo di cardinali, vescovi e preti, portando con se diversi
carri di documenti, suppellettili, libri ed anche l’urna
di granito che contiene il segreto templare. Qualche giorno dopo,
Tebaldo, assieme al Cardinale Orsini, aprono la teca di granito
che contiene le ossa di Gesù, le avvolgono in un panno
di porpora, simile alla tunica che aveva al momento della crocifissione,
e gli danno una seconda sepoltura vicino alla tomba di San Pietro.
Il 27 marzo del 1272, Tebaldo viene consacrato papa, in San Pietro,
e prende il nome di Gregorio X.
A questo punto faccio una piccola pausa, facendovi annotare l’anno
(1272) e la chiesa dove è avvenuta la consacrazione di
papa Gregorio X (San Pietro). Qui finisce un pezzo della storia.
Da questa storia abbiamo rilevato che il segreto templare, trovato
nel Sancta Sanctorum del Tempio di Gerusalemme era contenuto in
un’urna di granito. L’urna di granito conteneva le
ossa di Gesù che nel 1272 furono sepolte vicino alla tomba
di San Pietro e cioè nel Sancta Sanctorum di Roma. Ma andiamo
oltre.
La Basilica di San Pietro
A Roma già dal 35 d.C. era vigente un istituzione giuridica
voluta da Tiberio, denominata “senatoconsulto” in
base alla quale il Senato Romano era l’unico organismo preposto
al riconoscimento della liceità del culto di Cristo. L’imperatore
poteva appellarsi a questa norma per procedere contro i cristiani
in quanto non riconosciuti dal Senato.
Nell’anno 63, Nerone, appellandosi al “senatoconsulto”
emette il cosiddetto “Editto di Nazareth” con il quale
accusa i discepoli di Gesù ed i cristiani di aver sottratto
dal sepolcro, il corpo di Cristo; incolpandoli pure dell’incendio
di Roma e quindi perseguitandoli. Come faceva Nerone, già
a quel tempo, asserire che i discepoli avevano sottratto il corpo
di Gesù ? Forse che i romani erano a conoscenza di quell’evento
sin dai tempi di Ponzio Pilato?
Della repressione ci parla Tacito, nei suoi “Annali”
: “Né gli sforzi umani, né le largizioni dell’imperatore,
né i sacrifici espiatori agli dei poterono togliere la
persuasione che l’incendio era stato comandato. Per questo
motivo Nerone presentò dei responsabili e diede ai supplizi
più raffinati, uomini odiosi per i loro crimini, che il
volgo denominava cristiani. Colui dal quale prendevano il nome,
un certo Cristo, era stato giustiziato sotto Tiberio dal procuratore
Ponzio Pilato. Dapprima soppressa, questa esecrabile superstizione
di nuovo irrompeva non soltanto in Giudea, culla di questo flagello,
ma anche a Roma, dove confluisce tutto quanto c’è
altrove di più atroce e vergognoso. Furono arrestati dapprima
quelli che confessano d’essere cristiani, poi, sulla loro
deposizione, un’ingente moltitudine accusata non più
per il crimine dell’incendio ma per il loro odio del genere
umano” (Annales, XV,44). Durante questa persecuzione (probabilmente
avvenuta nel 64) trovano la morte anche gli apostoli Pietro (Simone
il pescatore) e Paolo. Il “Liber Pontificalis”, scritto
nel VI secolo, indica invece un’altra data: “Pietro
fu coronato con il martirio insieme a Paolo, nell’anno trentottesimo
dopo la passione del Signore. Venne sepolto sulla via Aurelia,
presso il tempio di Apollo, accanto al circo di Nerone, in Vaticano,
presso la località detta Trionfale, vicino al luogo dove
era stato crocifisso, il 29 giugno”. Quindi secondo il “Liber
Pontificalis” la morte di Pietro sarebbe avvenuta nel 68
d.C. ma questa data non collima con gli eventi. Se consideriamo
i 68 anni e cioè 30 (anno della crocifissione di Gesù)
+ 38 (dal Liber pontificalis) è molto improbabile che il
29 giugno di quell’anno, Nerone abbia fatto crocifiggere
Pietro.
Tiberio Claudio Nerone Domiziano Cesare detto semplicemente Nerone
muore suicida a Roma il 6 giugno del 68 e quindi è impossibile
che venti giorni dopo abbia disposto la crocifissione di Pietro.
Documentazione di questi fatti avvenuti a Roma sono descritti
nel III secolo da Tertulliano: Pietro fu crocifisso, Paolo decapitato.
Nerone per primo insanguinò a Roma la fede nascente. Fu
allora che Pietro ebbe i fianchi cinti da altri e non da sé,
quando fu messo in croce, fu allora che Paolo ottenne, con il
martirio, una nuova nascita”.
Si
dice che Pietro fu crocifisso sul colle Vaticano, a testa in giù
ed il suo corpo gettato in una fossa anonima, che cominciò
ad essere meta segreta di pellegrinaggi da parte dei cristiani.
Papa Anacleto (76-88) fece erigere in quel luogo un primo “trofeo”,
invitando la comunità cristiana ad iniziare la costruzione
di quella che fu chiamata la “Fabbrica di San Pietro”.
Solamente nel 315 l’imperatore Costantino, dopo aver riconosciuto
la religione cristiana quale religione ufficiale dell'impero romano,
iniziò i lavori della prima basilica di San Pietro che
si conclusero nel 326 con la consacrazione del luogo da parte
di papa Silvestro II. La basilica composta da cinque navate, fu
costruita sul colle Vaticano e per poter eseguire i lavori fu
necessario spianare una buona parte di collina e quindi distruggere
una parte della vecchia necropoli.
Questa prima basilica o nucleo comprendeva pure alcune catacombe
e la parte residua della necropoli risalente a due secoli prima.
La basilica diventò il maggior luogo di culto della cristianità,
venne ristrutturata diverse volte, pian piano ampliata, vi si
edificarono sopra due altari, quello di Gregorio Magno (590-604)
e quello di Callisto II (1123), ma solamente nel 1506 cominciarono
i lavori per una riedificazione in termini moderni, che termineranno
il 18 novembre del 1626.
Sappiamo però che quella Basilica era molto importante,
infatti, come vi ho fatto “annotare”, nel 1272 in
essa viene consacrato papa Gregorio X, oltre naturalmente ad altri
papi in precedenza. L’antica necropoli con la presunta tomba
di Pietro, nonché le più recenti aree cimiteriali,
oggi, si trovano nelle cosiddette Grotte vaticane e cioè
tre metri sotto il pavimento della Basilica.
Le grotte hanno una fitta diramazione (come era nel Tempio di
Salomone) e sono indicate come “Grotte vecchie” quelle
relative alla necropoli e “Grotte nuove” quelle disposte
a raggiera che partono dalla tomba di San Pietro. Mi chiedo il
perché la tomba di San Pietro non è più nella
parte vecchia e quindi nella zona della necropoli, ma anche perché
sia stata messa nella parte nuova. Se come si dice i resti mortali
di San Pietro non hanno mai subito traslazioni non è che
siamo di fronte a due tombe importanti per la cristianità
e cioè quella di San Pietro rimasta nella parte vecchia
e non più identificabile (semmai anche in tempi antichi
sia stata identificata) e quella di Gesù nella parte nuova
poiché avrebbe trovato collocazione solamente nel 1272?
Mai però si era veramente scavato (almeno ufficialmente)
nei “sotterranei” segreti della Basilica ed i rinvenimenti
e la documentazione di cui siamo a conoscenza derivano da scavi
effettuati fra il 1939 ed il 1949, con la scoperta della necropoli,
di urne cinerarie, di sarcofagi, di tombe familiari e del luogo
che si dice fosse la tomba di Pietro.
Una delle più quotate ricercatrici ed epigrafiste “vaticane”
è stata Margherita Guarducci, scomparsa nel 1999 a cui
si devono ritrovamenti eccezionali fra i quali numerosi graffiti
invocanti San Pietro e Gesù. Trovò pure, in una
tomba chiamata “degli archeologi”, un piccolo ossario
con un’iscrizione in greco che indicava ”Pietro è
qui”, ma l’ossario era vuoto.
Nel 1953 furono ritrovate alcune ossa umane avvolte in un panno
di porpora intessuto con fili d’oro. Dopo un primo esame
fu specificato che si trattava di un uomo di circa 60 anni e quindi
furono indicate come i resti mortali di Pietro. Questi resti,
vennero chiusi in una scatola di plexiglas insieme ad un documento
che indica che, “si pensa” siano dell’Apostolo
Pietro.
Ma
perché se si aveva la certezza che il corpo di Pietro si
trovava in quel luogo non lo si era riesumato, in tempi precedenti,
per dargli una più degna sepoltura? Il panno di porpora
che avvolgeva le ossa che è stato ben indicato, ma non
identificato temporalmente, a quale periodo risale? Non è
che si tratta di un panno ricavato da una cappa o mantello templare,
di color rosso porpora, con bordature in filo dorato, che veniva
indossato dai Cavalieri nelle grandi occasioni?
Stabilire poi che le ossa sono di un uomo di 60 anni non ha molto
rilevanza e credibilità, non tanto nell’analisi del
reperto, quanto nella costituzione e formazione dello stesso.
L’ossatura di persone vissute nel primo secolo d.C. non
è simile a quella di persone vissute nel medioevo oppure
a quelle vissute nel 2000. Ciò deriva dai diversi tenori
di vita ed in particolar modo dall’alimentazione. La composizione
ossea degli antichi è molto più labile di quella
delle persone del nostro tempo. In altre ricerche durante le quali
sono stati rinvenuti scheletri umani, dove ben evidentemente si
trattava di fanciulli e la datazione li dava al III – IV
secolo, gli esami ne stabilivano l’età dai 30 ai
40 anni, cosa impossibile per scheletri che non misuravano oltre
il metro e quaranta centimetri.
Del resto anche di quel tempo altri resti di adulti indicano delle
età dai 70 fin’anche a 90 anni, cosa quasi improbabile
se si pensa che la vita media non raggiungeva i 40 anni e l’età
sperata era di 50, massimo 55 anni. Quindi, a mio avviso, sempre
parlando di resti umani di quei tempi, hanno più certezza
le datazioni, ma molto meno le presunte età dei deceduti.
Non vi è certezza che le ossa trovate sotto l’altare
dei Papi e sulla perpendicolare del “cupolone” siano
quelle dell’apostolo Pietro e così è sancito
anche ufficialmente.
Allora quei resti se non fossero di Pietro di chi sono? Perché
da un certo momento quei resti sono venerati ancor più
di come fin ad allora erano venerati i presunti resti di Pietro?
Cosa vogliono dirci i Templari accennando che solo il primo papa
franco eletto nel terzo millennio svelerà il segreto?
Che messaggio avrà voluto trasmetterci Malachia con le
sue “Profezie” dove al motto 112 cita:
"In
persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae
sedebit Petrus Romanus qui pascet oves in multis
tribulationis, quibus transactis septicolis diruentur et
Judex tremendus judicabat populum suum. Amen".
(Durante la persecuzione estrema della Santa Romana
Chiesa, siederà (sul trono) Pietro il Romano, che
pascerà il suo gregge fra molte tribolazioni; passate
queste, la città dai sette colli verrà distrutta
ed il
tremendo giudice giudicherà il suo popolo).
Questo ultimo Papa dovrebbe quindi chiamarsi Pietro II.