Il Secondo Messia
 
 
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Mosè Maimonide e la profezia del Secondo Messia...

Mosè Maimonide clicca sull'immagine peri informazioni wikipedia

Agli inizi del XII secolo, la religione giudaica era in grave declino. L'idea trainante del culto ebraico era quella del popolo eletto che sarebbe stato guidato dal messia verso il proprio destino. Era convinzione degli ebrei che l'avvento del messia sarebbe stato preannunciato dal ritorno del profeta Elia all'esaurirsi degli «ultimi giorni» del vecchio ordine, allorché lo spirito del profeta sarebbe apparso nei panni di un rabbino a proclamare il nuovo re.

Questa dottrina incoraggiò gli studiosi giudaici a ricercare i «segni dei tempi» e a tentare di predire la «fine dei giorni».'

Nell'anno 1107 a Cordova, località che apparteneva allora alla Spagna moresca e una delle poche dove i giudei erano ancora rispettati e la loro abilità nei mestieri ben accetta, nacque un bimbo ebreo di nome Mosheh ben Maimón. Ciò avveniva nel giorno dell'anniversario della morte di Gesù, alla vigilia della Pasqua ebraica dell'anno 4895, data corrispondente, nel calendario cristiano, al 30 marzo 1135.
Benché il suo vero nome fosse Maimón, l'uomo era conosciuto come Mosè Maimonide. Cresciuto nella civiltà islamica moresca giunta all'apice della propria evoluzione, in cui, a differenza delle aree occidentali di cultura cristiana, l'erudizione e gli studi erano ammirati e incoraggiati, fu ispirato dalla propria educazione religiosa allo studio dell'intero retaggio del popolo ebraico che, come si sà, è molto di più che una religione, giacché nella Legge sono raccolte norme che regolano ogni singolo aspetto del vivere quotidiano.


In una lettera a un compagno rabbino, egli scriveva:


  • Sebbene la Tóráh mi sia stata promessa in sposa sin dall'infanzia e continui a possedere il mio cuore quale compagna della mia giovinezza nel cui amore io trovo costante diletto, alcune strane femmine, che in un primo tempo accolsi nella mia dimora perché le facessero da ancelle, hanno finito per diventarle rivali, assorbendo gran parte del mio tempo.


Queste «rivali», che rubavano l'amore e il tempo destinati alla religione, altro non erano che le scienze in generale e quella medica in particolare, che fecero di Maimonide uno stimato dottore e, in breve tempo, il medico di corte di Saladino.

Egli era uno scienziato brillante e i suoi scritti di argomento medico contribuirono ad accrescerne la fama nel mondo delle scienze. Questi libri erano di uso comune, non contenevano alcunché di offensivo per le credenze religiose sia islamiche sia cristiane, e così cominciarono a essere letti da tutti e persino tradotti in latino da monaci cristiani.

L'interesse per le opere mediche di Maimonide spinse spesso i lettori più colti a ricavarne il pensiero dell'autore riguardo anche ad altre questioni, al punto che egli assurse al rango di rabbino ebraico più rispettato e rinomato dell'epoca medievale. In grado di scrivere in diverse lingue, in un'opera composta in arabo e intitolata Guida dei perplessi, egli seppe armonizzare fede e ragione, giungendo a una conciliazione tra gli insegnamenti tradizionali del giudaismo e il razionalismo della filosofia aristotelica. In questo libro lo studioso si cimentava nella trattazione di concetti complessi, quali la natura di Dio e la creazione, il libero arbitrio e il problema della definizione del bene e del male. Il suo pensiero, sofisticato ma chiaro, avrebbe influenzato filosofi cristiani di spicco, come San Tommaso d'Aquino e Sant'Alberto Magno


Quando dovettero affrontare un grave problema religioso, gli ebrei dello Yemen trovarono perciò naturale affidarsi al consiglio e alla guida di Maimonide, il quale replicò che:

  • ...Il potere della profezia avrebbe fatto ritorno in Israele nell'anno 1210 dC, seguita dalla venuta del Messia...


Nel 1170 lo sciita Mandi, governatore dello Yemen, pretese improvvisamente che tutti gli ebrei residenti in quello Stato fin dai tempi della Diaspora si convertissero all'islamismo, pena la morte. All'epoca si assisteva nello Yemen a un ritorno del messianismo ebraico che aveva cominciato a diffondersi anche ad altri paesi, alimentando la convinzione generale che l'annunciato arrivo del messia fosse imminente. Molti pii ebrei cominciarono a pentirsi dei propri peccati e a sbarazzarsi delle proprie ricchezze, donandole ai poveri.

Il tumulto messianico sembrò peggiorare la situazione dei giudei che vivevano nello Yemen, al punto che Jacob al Fayumi scrisse a Maimonide per interrogarlo sul da farsi.

La risposta di Maimonide fu la celebre lettera agli ebrei dello Yemen nota come Iggert Ternari.


In questa epistola, divenuta famosa nei centri di cultura europei, lo studioso incluse dei commenti sulla venuta del messia giudaico, elaborati sulla base dei suoi ampi studi della letteratura ebraica, secondo la quale il messia si nascondeva nel Grande Mare di Roma.

La profezia sosteneva senza possibilità di fraintendimenti che il messia atteso sarebbe apparso come un membro della Chiesa cattolica, pur essendo segretamente il nuovo messia di Jahvè!


Scrivendo ai giudei dello Yemen, il rabbino sintetizzò la tradizione popolare del messia e riconfermava il suo significato contemporaneo:


  • ...Il re messia sorgerà e riporterà il regno di Davide al suo stato originale ... Il messia sarà un essere mortale, che morirà e sarà succeduto dai suoi eredi, i quali regneranno dopo di lui ... Allora il Signore tuo Dio abolirà la tua prigionia e verrà a raccoglierti...


La scelta lessicale di Maimonide desta da sempre la curiosità degli storici.

Lo studioso aveva aggiunto alla parola "Messia" il termine qualificativo "Re" , come a far intendere che ci fosse anche un "Messia Sacerdote" Non solo; Egli aveva divagato sull'argomento per essere sicuro che ogni ebreo capisse appieno che questo Re salvatore avrebbe restaurato la stirpe regale di Davide, una dinastia monarchica: concetto ben lontano dall'idea dell'Uomo Dio propria del culto cristiano.


La profezia di colui che era riconosciuto come la più alta figura del giudaismo medievale fu esaminata dagli esperti cristiani di tutta l'Europa: essa si sarebbe rivelata estremamente importante per la Chiesa romana, che certo non si augurava l'avvento di alcun messia, poiché una simile ipotesi sarebbe andata a minare l'autorità derivatale dal primo messia. Molte persone ben informate erano state avvisate del fatto che uno dei più importanti rabbini ebraici di tutti i tempi aveva predetto la venuta imminente di un messia, che sarabbe stato legato alla Chiesa cattolica.


Un altro personaggio, anch'egli nato, come Maimonide, nel 1135, giocò un ruolo determinante nel diffondersi dell'idea dell'avvento di un nuovo profeta. Si trattava di Gioacchino da Fiore, citato anche da Dante Alighieri nella "Commedia", in seguito diventato abate, detentore di una visione apocalittica del futuro fondata su un metodo numerico di analisi biblica insolito e alquanto elaborato. Secondo Gioacchino esisteva un sistema numerico di collegamento dal mondo interno a quello esterno, così, con i suoi calcoli, egli metteva in relazione gli eventi dell'Antico Testamento con quelli del Nuovo.

Gioacchino da Fiore clicca sull'immagine per informazioni wikipedia

Il teologo stimò che «l'epoca del Figlio», prossima alla fine, avrebbe presto lasciato spazio alla nascente «epoca dello Spirito Santo». Quarantadue generazioni avevano separato Adamo da Gesù; di conseguenza, l'attesa nuova epoca sarebbe iniziata, a sua detta, allo scadere delle quarantadue generazioni successive alla venuta di Cristo e, quindi, intorno all'anno 1260.

L'abate ammoniva che il passaggio da un'epoca all'altra non sarebbe stato dolce, poiché si sarebbe combattuta una lunga battaglia con l'Anticristo, prima che, sconfittolo, cominciasse la nuova era.

Alla sua scomparsa, le idee di Gioacchino divennero di dominio pubblico e furono presto sviluppate in modi diversi da altri pensatori.

Fra questi ci furono alcuni che fondarono, nell'anno 1260, la Confraternita dei Fratelli Apostolici. Essi intrapresero una resistenza armata contro la Chiesa di Roma, convinti che Dio avesse esautorato il pontefice e tutto il clero, i quali quindi sarebbero stati presto annientati nell'imminente battaglia che avrebbe aperto le porte all'«epoca dello Spirito Santo».

Nel 1304 gli Apostolici, guidati allora da Frà Dolcino, wikipedia furono costretti a darsi alla macchia nelle valli alpine piemontesi, in attesa della fine del mondo, che per loro, (come anche per i Templari), giunse nel 1307, quando furono massacrati dalle milizie ecclesiastiche del Vescovo Raniero di Vercelli al Monte Rebello, sopra la città di Biella.

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